Dall’Oriente all’Occidente della Trinacria

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La pasta con le sarde mi fa bere tutta notte. A colazione impariamo a conoscere i nucatoli, dolci tipici di Modica a base di pasta di mandorle, noci, fichi e altra frutta secca: speciali. La domenica mattina Ragusa sembra il far west: per strada sembra abbiano fatto le scoppiettate, come si dice dalle mie parti. Partiamo.

Dopo le vette che ospitano la città si apre una piana di cui non si vede la fine. Ci sono molti pini marittimi e palme basse. Mancano i segnali orizzontali e verticali in molti incroci, quindi il più delle volte si passa “all’americana”, il primo che arriva vince. A dire il vero, anche quando ci sono i segnali vale questa legge, da tutti riconosciuta.

Su Radio DJ, Linus e  Nicola in replica ci fanno ridere intervistando gli ideatori di Spinoza, e rendendo un po’ più divertente la triste periferia di Gela, che si presenta a noi con pozzi di petrolio e raffinerie.

A Licata il mare blu si affianca a sinistra e ci tiene compagnia, e ad Agrigento si vedono in lontananza i templi della Magna Grecia in cima alle colline.

Ci fermiamo per fare qualche foto alla meravigliosa Scala dei Turchi e pranziamo a Sciacca da Patacco, con panelle (probabilmente la cosa più unta che io abbia mai mangiato) e panini.

Riprendiamo la strada: da queste parti non è più delimitata dai muretti in pietra come nel Val di Noto. Talvolta si vedono in lontananza pennacchi di fumo nero sopra la terra gialla e verde. Ci avviciniamo a Marsala verso le 15.00, il territorio è piatto e e tutt’intorno c’è desolazione: molto probabilmente sono tutti a fare la siesta o al mare. Le case con i tetti piani mi ricordano altri luoghi già visitati del sud del mondo. Alle 16.30 entriamo nella camera prenotata vicino al porto.

Marsala. Il nome le fu dato dagli arabi che la chiamarono Mars-Allah: “Porto di Allah”. Sorge sulle rovine dell’antica città punica di Lilibeo (Lilibeum in latino, ossia “la città che guarda la Libia”), dal cui nome deriva l’appellativo di lilibetani (oltre a quello di marsalesi) per i suoi abitanti. Vi sbarcò Garibaldi, insieme ai suoi mille l’11 Maggio 1860, ma è oggi più famosa per per le sue cantine ed il suo vino, inventato dall’inglese John Woodhouse alla fine del 1700, aggiungendo alcol di buona gradazione nel vino locale e rendendolo così adatto al trasporto per lunghe tratte. Noi, per entrare nella tradizione fino in fondo, passiamo la serata a sorseggiarne calici di diversi tipi, prima a La Sirena Ubriaca (una chicca da non perdere per chi passa da queste parti), poi all’Enoteca Garibaldi, mentre, lungo le strade, gruppi jazz dedicano motivi d’estate alla luna piena.

Questa città ha il profumo della frontiera, dell’ultimo avamposto sulla terraferma, il più lontano dal continente, luogo di incroci e di scambi, di ricchezza, di incognite, e di possibilità: “perché domani il sole sorgerà e chissà la marea cosa può portare“.

Una brezza fresca che profuma di mare entra dalla finestra, facendo danzare la tenda rossa, mentre termino il post.

 

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