Se telefonando

Frenci cade dal letto anche questa notte, ma inizia ad affinare la tecnica: arriva con i piedi.

Io mi sveglio prima anche oggi per fare ginnastica, ma mi oppongo alla corsa per accaparrarsi l’ombrellone in prima fila. Sia quel che sia. E trovo posto in terza fila.

L’acqua va migliorando e la spiaggia è meno affollata. Nessuna traccia di meduse. Mi concedo un bagnetto.

Tornando per pranzo ci fermiamo a fare spesa e Frenci vuole quelli che a suo dire sono dei pop corn di pecora (viene confuso dall’immagine stilizzata di un ovino sulla confezione).

Poi ci fermiamo, come ogni giorno, lungo la strada, ad osservare entusiasti una Lamborghini Diablo bianca, parcheggiata a L.

“Che macchina bellissima”. “Dovremmo dirlo a Riccio”.

Arrivati al resort, Frenci saluta i pinguini e alza la cornetta del telefono.

Parte con una sua chiamata tipo (fa dalle 3 alle 5 chiamate al giorno) a non so chi:

“Pronto? Ciao……Sì…… Sì… Sì… No… No…. No… dimmi tutto………………..Sì…… Sì… Sì… No… No…. No… Si….. Si….. Sì…No, No, No……………………………. Sì………. Sì…… No… No….. Sì….Sì… Sì… No… No…. No… Si….. Si..Sì….Sì… Sì… No… No…. No… Si….. Si… vieni…. No….. Sì….Sì… Sì… No… No….facciamo ape…. Sì…… Sì… Sì… No… a dopo…No….. Sì….Sì… Sì… No… No….. Ciao.”

E riattacca la cornetta.

Spero solo che, pigiando numeri a caso, non parta una chiamata in Australia.

“Frenci con chi parli?”

“Con Rayan.”

Nel pomeriggio si ricominciano a vedere le meduse in mare, molti bagnanti le raccolgono e le depositano sulla spiaggia. Si formano delle vere e proprie aree di stoccaggio.

Nonostante tutto, Frenci inizia a prendere confidenza con la bodyboard da solo.

Stiamo in spiaggia fino al tramonto e io mi dedico a qualche scatto. L’arenile si svuota, in acqua non c’è più nessuno, a parte un bagnante su un materassino verde.

Quest’ora è meravigliosa. Che poi tutti i mari sono sempre magici al tramonto, anche quelli non particolarmente attraenti.

Lo sciabordio delle onde mi rimanda a così tanti spensierati e divertenti momenti della mia vita, che mi basta ascoltarlo, annusarlo e guardarlo per entrare in una dimensione di pace e serenità.

Il mare mi assorbe i pensieri, mi svuota, rallenta il cuore.

Mio figlio mi guarda e dice: “papà, questo è il momento migliore per surfare.”

Corre via, torna con la tavola e si butta in acqua da solo.

Io resto lì, mi gusto l’attimo, respiro e lo osservo andare dentro e fuori dal mare, mentre il sole si fa basso e arancione.

Chissà domani: a chi telefonerà?

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