
Chiudiamo la porta di casa poco dopo le 10.00.
Passo alle poste di San Giorgio per un reso Amazon: il tipo prima di me ha un problema con l’app dello smartphone. resto bloccato mezz’ora. Nel frattempo Ale e i bambini vanno a piedi al Bar San Giorgio per la colazione.
Dopo averli raggiunti e aver consumato il mio frugale pasto mattutino, e dopo aver fatto un passaggio veloce in edicola e in farmacia, alla fine, comodamente, verso le 11.00 partiamo davvero.
Per gran parte del viaggio tengo l’occhio sulla tavola da surf sopra il tetto, guardandola dal retrovisore di sinistra: mi fido, ma meglio controllare.
In macchina a grande richiesta “Gli anni” degli 883 spadroneggiano, e malediciamo il giorno in cui li abbiamo condivisi con la ciurma.
Pranziamo a Castel San Giovanni, poco dopo Piacenza, al Barino, a base di focaccia piacentina e salumi, insalata di farro, toast e verdure al forno. Il cameriere Alessio, un furbacchione, che non ha mai sentito parlare di insalata d’orzo, dice di non avere panini, ma il bancone ne è pieno, e fa fatica a darmi una bottiglia di acqua da un litro e mezzo perché vuole rifilarmi le mezze naturali.
Ale mi dice che è morto Glen Hansard, in un incidente in moto. Ricordo con grande affetto Once, le belle canzoni che ci ha lasciato e i miei anni sbandati e colorati dalla colonna sonora della sua discografia. Gli auguro buon viaggio e canticchio “Leave” fra me e me.
Arriviamo verso le 17.00 a Venaria, vicino a Torino, dove ci attende il nostro primo alloggio. Scarichiamo la macchina, compreso il surf. Girando per le strade della piccola città con la tavola sotto il braccio mi chiedo se i passanti si chiedano se io sia stordito.
Facciamo sgambare i piccoli in un parchino con carrucola, mentre io e la Ricciola ci beviamo una Moretti sulla panchina, come due barboni, ma romantici.
Dopo una sosta d’urgenza al bagno per uno dei due figli (di cui non farò il nome, ormai potrebbero offendersi), ceniamo al pub Vecchia Camelot: cerchiamo di estrarre Excalibur dalla roccia, ma ci facciamo troppi nemici. Re Artù dev’essere dietro l’angolo, fra i rustici frequentatori del locale.
Torniamo alla quadrupla in zona pedonale, dopo un sopralluogo sul confine della reggia e un gelato nella piazza del centro.
Si schiuma nella stanza. Litighiamo un po’ con il condizionatore, ma poi ce la dà vinta e andiamo a letto.