Jules, Leonardo e l’elefante

Ho deciso, non mi taglio la barba fino al ritorno. Voglio vedere l’effetto che fa.

Anche questa mattina facciamo colazione in casa, pane burro e marmellata, ma salto il caffè e vado di tè. La giornata è fresca, ma solare. Abbiamo in programma Nantes e Les Machines de l’île.

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Vento d’estate

Facciamo colazione in casa. La mattina è grigia, ma col tempo si apre. Fa fresco e ci mettiamo la felpa. Scopro chi è il personaggio che hanno raffigurato con una statua sulla piazza vista oceano del paese e che si trova in ogni angolo, anche nel nostro appartamento.

“Le vacanze del signor Hulot” è un film del 1953 diretto e interpretato da Jacques Tati, il primo lungometraggio nel quale appare il personaggio di Monsieur Hulot. La location scelta per le riprese fu proprio Saint Marc Sur Mer, la stazione balneare che ci sta ospitando. Non sono propriamente un amante del cinema francese, ma credo che me lo guarderò prima o poi.

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Il flâneur

Facciamo colazione prendendo una pasta dalla boulangerie del centro (Les Délices de Callac) e un cappuccino da un ambulante, sempre nella piazza. Decisamente il cappuccino più buono di Francia.

Salutiamo Callac e ci mettiamo in marcia. Ieri, non so per quale maledetta ragione, ho fatto l’errore di far ascoltare ai bimbi “Se adesso te ne vai” di Massimo Di Cataldo. Richi la richiede mentre salgo e scendo le strade con l’auto nella campagna bretone.

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Calma piatta

Ho saltato una puntata del diario per tre valide ragioni. Innanzitutto è stato un giorno di spostamento senza grandi avvenimenti (pausa a pranzo a Rennes con recidiva di galette e sidro e traguardo a Callac dove ci ha accolti Jess); in secondo luogo, io e Ale eravamo dei “dead man walking”, per motivi diversi; infine ho dovuto fare la contabilità del mese e ho terminato alle 23. Sono crollato stremato, con una gatta bella grossa.

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Di ostriche, vespe e corsari

La notte in un casa solitaria, alla periferia del nulla, in un luogo sconosciuto, con una architettura a piccoli tratti stregata, fa sempre il suo effetto. Comunque dormo.

La nostra dimora è fornita di macchina per il caffè americano, non espresso allungato con acqua, quello vero, per caduta. A colazione me ne faccio tre tazze e mangio abbondantemente, ho un piano.

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Le jardin fait son cinéma

Richi si sveglia affamato. Carichiamo la macchina e liberiamo la casa deliziosa, ma talvolta scomoda (per andare in bagno di notte si è costretti a scendere dal primo piano al piano terra lungo scale strette e irregolari che attentano alla tua vita e cigolano come in un film dell’orrore): torniamo al parco della pace, luogo della festa della sera prima.

Il chiringuito fa anche petit dejeneur. Non chiude mai.

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Programmi saltati, chicche in arrivo

Ci svegliamo con calma. Dal terrazzo del sesto piano osservo donne volontarie pulire il parco giochi dei bimbi dai rifiuti.

Lasciamo Lione coperto di nubi, che piovigginano un po’. Ce ne andiamo volentieri, è ora di rimettersi in marcia.

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Una notte da Lione

Passo la notte praticamente in bianco, incerto se la causa sia da attribuire alle penne alla vodka (che non mangiavo da almeno 20 anni, e c’era un motivo) della Vecchia Camelot o alla mia età.

Facciamo colazione in camera, ci beviamo l’ultimo cappuccino prima di lasciare la bell’Italia a “Il tè delle cinque”, la Ricciola ritira la vincita di ben cinque euri del gratta a vinci dal tabaccaio, carico l’auto scambiando due chiacchiere con un cinese che consegna bevande agli esercenti del centro e poi accendiamo i motori alle 10.15: destinazione Lione.

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Once (upon a time)

Chiudiamo la porta di casa poco dopo le 10.00.

Passo alle poste di San Giorgio per un reso Amazon: il tipo prima di me ha un problema con l’app dello smartphone. resto bloccato mezz’ora. Nel frattempo Ale e i bambini vanno a piedi al Bar San Giorgio per la colazione.

Dopo averli raggiunti e aver consumato il mio frugale pasto mattutino, e dopo aver fatto un passaggio veloce in edicola e in farmacia, alla fine, comodamente, verso le 11.00 partiamo davvero.

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