Per la prima volta dalla nostra partenza troviamo una casa con tapparelle. Le abbassiamo tutte creando il buio perfetto e infatti ci svegliamo alle 10, Tanto la giornata è uggiosa e piove. Per rallegrarla facciamo doppia colazione, una in casa e la seconda a bar-forno del paese.
Richi si sveglia, entra nella nostra camera, si distende al mio fianco, si fa abbracciare e all’orecchio mi sussurra: “Papà, quando torniamo in via Pitteri?” Siamo arrivati al capolinea, non ne può più e lo capisco, anche io ho voglia di tornare.
Dopotutto, come dice Niccolò Fabi, “ogni strada sceglie il suo ritorno”, e anche questa strada, che ci ha fatto apprezzare la Danimarca, ha scelto il suo.
Il letto del Plaza è sicuramente eccezionale, ma la doccia rientra con prepotenza nella top five della mia vita: un torrente, prima caldo e poi freddo, in piena, sulla mia testa e sulle mie spalle. Inizio la giornata con il pieno di energia.
Mentre noi diversamente giovani prepariamo le solite valigie che da ormai tre settimane ci accompagnano da una camera all’altra, Cip e Ciop si guardano Pippi Calzelunghe, che battaglia con i pirati, in tedesco.
Piove. La Danimarca ci saluta con un pizzico di malinconia. Lasciamo la nostra casetta al limitare del bosco con i suoi gnomi, troll e folletti e iniziamo la nostra lunga discesa verso sud, accompagnati dagli ormai insostituibili Simple Plan, il gruppo punk-rock-pop canadese preferito da Frenci e Richi.
Carichiamo l’auto, che per una settimana praticamente non si è mossa, di valigie e di ricordi. Facciamo l’ultima colazione al bar hygge della stazione di Humlebæk e prendiamo l’ultimo treno per København (Copenaghen, come lo scrivono i danesi).
La prendiamo con calma. Sappiamo di voler vivere la notte danese e quindi ci svegliamo molto tardi. Mentre facciamo colazione e ci prepariamo per uscire, rifletto sulle piccole cose che ho imparato in queste case straniere e che mi vorrei portare a Ferrara, oltre alla hygge.
Le finestre sono progettate per aprirsi del tutto, ma anche per avere piccolissimi spiragli aperti che in pratica fanno passare l’aria, ma non l’acqua, dovesse mai piovere. Tutte le prese sono dotate di interruttori, così puoi staccare la singola presa. Il taglio dell’erba in giardino lo fanno quando per me pare appena rasata. Le tende oscuranti e gli scuri sono un optional, quando sorge il sole ti svegli.
La sveglia è anticipata perché il mattino ha l’oro in bocca. Mentre raggiungiamo la stazione di Østerport con il nostro treno quotidiano, scopro che Odino è anche il Dio dei viaggiatori: inizia a piacermi.
Alla Stazione, mentre cerchiamo di ritrovarci rispetto al piano, Frenci e Richi usano le scale mobili a scendere e a salire dal binario come giostra.
Facciamo colazione al bar hygge della stazione e prendiamo il treno per Copenaghen. Poi prendiamo il cambio per Malmö, la città svedese collegata alla capitale danese dal ponte stradale e ferroviario di Øresund.
Attraversiamo il Baltico per circa 8 km, tra parchi fotovoltaici adiacenti ai binari e parchi eolici in mezzo al mare.