Eins, swei, polizei

Accennavo, ieri, a quanto sia fondamentale nella vita irrobustire la capacità di trasformare gli imprevisti in opportunità.

Bè, me la sono proprio chiamata. Avrei dovuto fare più attenzione, una delle legge dell’universo più conosciute è proprio quella per cui gli imprevisti non vengono mai soli. E soprattutto non devi chiamarteli.

Ma partiamo con ordine e prima di raccontarvi delle avventure bukowskiane di oggi volevo darvi la mia impressione su Stade, la cittadina che ci sta ospitando, e sugli usi e costumi locali.

Questa mattina, per recuperare un caffè da asporto, faccio un giretto per il centro. L’architettura delle case con travi esterne di legno e ripidi tetti in ardesia, la cura e la pulizia con cui viene custodito questo piccolo gioiellino e i corsi d’acqua che lo circondano mi ricordano altri luoghi che ho già visitato, come Strasburgo.

Sono cittadine che richiamano alla mia memoria un video gioco anni ’90 che ho frequentato per diverso tempo, Monkey Island, una storia di pirati. E infatti mentre giro mi aspetto di imbattermi in un bucaniere, un corsaro, un filibustiere o un gran bevitore di grog. E la cosa mi piace tantissimo.

Alcune caratteristiche del posto che non sopporto tuttavia ci sono: i letti con solo il piumone (a fine luglio), cuscini così grandi che se ci fai la battaglia rischi di ammazzare il tuo avversario e le zanzare (a queste sono abituato, ma non credevo di ritrovarle a queste latitudini).

Richi appena sveglio mi dice: “questa però non è una casa tanto stregata”. La notte deve essere passata indenne.

Esco con Frenci e la macchina fotografica, per una battuta di scatti e per recuperare il pranzo. Mentre attendiamo l’asporto sul lato della strada, arrivano i pompieri, l’ambulanza e la polizia e iniziano ad intervenire proprio sulla casa in faccia a noi. Non capiamo cosa stia succedendo. Mentre passiamo e incrociamo il capanello di curiosi come noi, qualcuno fa una battuta rivolta al nostro pranzo da asporto e se la ride. In effetti non era un gran che.

Dopo il pranzo proviamo la febbre a Richi. Ale mentre cerca di abbassare il livello del termometro con ampi gesti del braccio, lo disintegra. Mi offro per andare alla farmacia aperta per turno a prenderlo, insieme alla scorta di paracetamolo e alla spesa per la cena (mi hanno richiesto penne al tonno).

Salgo in macchina, metto la retro, rimetto in prima e mentre accelero qualcuno mi bussa con violenza sul vetro. Può sembrare senza senso, ma mi immagino sia la Ricciola che mi ha seguito e cerca di comunicarmi l’ennesima commissione.

È un poliziotto della dogana, agitatissimo, che mi intima di fermarmi. Dico che non parlo la sua lingua, mi parla in inglese. Dice che ho parcheggiato in posti riservati a chi deve andare in dogana e che mi deve fare multa, cinquanta euro, oppure deve perseguirmi.

Dico che mi spiace molto, che non conosco il tedesco e non ho visto segnali espliciti di divieto, a parte una targa sul muro dello stabile anonimo che, per quanto mi riguarda, poteva anche segnalare ai visitatori la casa natale di un personaggio famoso.

Dice che la lingua del posto è il tedesco e lui non ci può fare niente. Sto per rispondergli con una frase molto famosa di quanto studiavo ingegneria (“ma tì iet bon ad far una panca ad nuanta chilo?”), ma mi trattengo. È alto due metri per un centinaio di chili di muscoli e probabilmente sarebbe capace di farla (la panca).

Pago la multa, con visita alla centrale (ad un certo punto penso mi voglia arrestare). Mi augura una buona vacanza in Germania.

Mi dirigo verso la farmacia aperta per turno. Mentre parcheggio tocco in retro la macchina dietro la mia, un maggiolino verde smeraldo degli anni ’60. Per fortuna nessun segno. Ma sudo a freddo.

Entro in farmacia, acquisto il termometro e il paracetamolo e mi dirigo verso la base. Faccio la sosta strategica per recuperare la cena. Non ci sono market aperti perchè è domenica, a parte uno piccolo, ma non ha né pasta né tonno.. Prendo dieci uova.

Quando entro finalmente in appartamento, Ale mi fa giustamente notare che il paracetamolo per bambini che ho preso va usato per via rettale e Richi non lo ha mai fatto. Accendo ancora il motore e torno alla farmacia aperta per turno. Scambio il paracetamolo per via rettale con suo fratello per via orale e scambio anche due chiacchiere con il farmacista. Poi ritorno definitivamente alla base.

Il pomeriggio inoltrato lo passo a casa con il figlio malato, che però non lo sembra e ce la spassiamo fra corse con le macchinine e lotta sul divano.

Per cena preparo le dieci uova strapazzate e finisco i würstel di ieri.

Fossi stato Bukowski, fra un imprevisto e l’altro mi sarei scolato quattro confezioni da sei latte di birra, ma sfortunatamente non lo sono.

Domani riprendiamo la strada verso nord, la Danimarca ci attende.


DAL DIARIO DI FRENCI

Sono uscito prima col papà e poi con la mamma alla scoperta di Stade.

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