Attraverso la Svizzera

Stamattina mi sveglio di buon ora, dopo una cena generosamente offerta da un bistro pizzicato nel bel mezzo di una festa bikers, ed una decente dormita.

Salito in macchina, cerco subito un market per comprare acqua, frutta, cerotti (le scarpe nuove mi dolgono) ed una bottiglia di génépy (liquore tipico del luogo derivato dalla linfa dell’artemisia, che ho assaggiato la sera prima mentre aspettavo un’ora decente per andare a letto, guardando le olimpiadi sotto il portico dell’hotel, durante un temporale).

Il primo che trovo è un CRAI a qualche chilometro dal paese. Entro ed esco con ulteriori due bottiglie di distillati, non potevo rifiutare la promozione 3X2 (con questo affare sistemo diversi regali da viaggio). Quando al cassiere dico che sto andando in Scozia, prima sembra non capire, poi mi augura buon viaggio.

Incomincio il viaggio sul serio, mangiando un chicco d’uva ogni tanto. La strada attraversa vigneti, sfiora centrali idroelettriche e rocce che sembrano uscite da un set cinematografico americano. Faccio una sosta per dare un’occhiata al castello di Issogne, ma non mi attira entrarci. Scatto qualche foto e proseguo.

Verso le 10.30 attacca a piovere e mi rilasso con la sonata n°14 in Do # minore del Ludovico Van.

Alle 11.00 sono ad Aosta. Parcheggio per farmi un giro. Aosta mi piace. La sua cattedrale meno. Mi prendo un cappuccio nella piazza principale, nella quale c’è un mercato dell’artigianato. Mentre passeggio noto che sono io (in pantaloncini e maglietta a maniche corte) a sembrare nordico. Hanno tutti maglione o giubbettino. Prima di ripartire mi fermo anche in un negozio a comprare un coltellino per intagliare il legno. Ho in progetto di fare una piccola tavola da surf, durante questo viaggio, magari da usare come pendente in una collana. Il pezzo di legno aspettava da molto.

Verso le 13.00 sto per prendere il tunnel del San Bernardo, quando mi accorgo che c’è una strada che fa il passo. Allungo di sicuro, ma credo possa valerne la pena. Svolto a destra e prendo la SS27.

E’ sicuramente una delle scelte più azzeccate della giornata. La strada è bellissima: prima scorre in mezzo ad un bosco, con pochi tornanti, curve dolci e guard rail rivestiti in legno. Poi sale sulla roccia nuda, con pascoli e vacche dappertutto e protezioni in muretti di pietra. Mi fanno compagnia prima i Blink, poi Elton . Sono praticamente solo, a parte le vacche. All’altitudine di 2.473 m arrivo sul passo. C’è anche un pò di neve, vicino ad un laghetto. La mia Kalos ha il fiatone. Quando riprendo la discesa, ringrazio in cuor mio il meccanico che mi aveva consigliato di cambiare le pastiglie dei freni davanti.

Spunto alla volta di Martigny intorno alle 14.00, con un ritardo mostruoso sulla tabella di marcia. Faccio un giretto in macchina, ma non scendo. Il centro è curatissimo, porfido nero e rosso dappertutto che disegna geometrie sul suolo della piazza principale.

Attraverso diversi paesi e noto che sono vuoti. Non ci sono persone a passeggio, alle finestre, fuori in giardino a curare i fiori. La domenica lo svizzero sta chiuso in casa. O scappa.

Passo anche per una piccola cittadina, Evionazz, presso la quale c’è il più grande labirinto del mondo, con oltre 18.000 siepi. E’ così grande che non lo trovo. Neanche un cartello. So di avere ancora molta strada e faccio inversione a U.

Arrivo in prossimità del lago Léman, circondato da dolci clivi. Esce un sole fantastico.

Qui gli appezzamenti di viti sono ossessivamente ordinati, come se, chi li coltiva, non fosse preoccupato unicamente di fare vino, ma anche di disegnare il paesaggio con strane geometrie. Come la piazza di Martigny.

Arrivo a Montreux. E’ uno sballo. La strada ritorna ad essere meravigliosa. Sta attaccata al lago e mentre la percorro vedo il misterioso castello di Chillon. I vigneti si fermano direttamente sull’acqua del lago. Qui anche il classico kebabbaro è particolarmente stiloso. Per questione di tempi di marcia, rinuncio a cercare la statua in onore a Freddy Mercury.

Proseguendo tra Montreux e Losanna (sono le 16.00 circa e la luce del sole piega un pò) il paesaggio diventa così bello che mi scappa da ridere.

Arrivo a Losanna verso le 16.30. Wifi gratuito in tutta la città. Faccio due passi e visito un pò di centro storico, molto particolare. La città è tutta un saliscendi, sembra viva e piena di giovani, ma una camera a Besançon mi attende.

La Svizzera l’ho sempre vista solo di passaggio, in autostrada, e non mi aveva mai colpito. Oggi l’ho vista dalle strade blu e fa tutto un altro effetto. E’ come se la natura fosse stata completamente addomesticata dall’uomo, ma in armonia. Magari non è il tipo di luogo che fa per me, ma devo ammettere che, almeno questa zona, è bellissima, a volte sembra di essere in un paesaggio inventato.

Alle 17.45 attraverso il confine franco-elvetico. La prima cosa che mi fa capire di essere in Francia sono le strade. Finalmente tocco punte di 110 km/h. Mi accorgo che non ho pranzato. L’uva e le banane usate come temporeggiatori hanno fatto anche troppo. Mi mancherebbero un paio di tappe ancora. Ne scelgo una e decido di anticipare la cena prima dell’arrivo.

Arrivo a Mouthuer-Haute-Pierre, qualche chilometro fra pendii scoscesi, oltre la strada principale. Il paese è piccolissimo è ha una storia che mi ha incuriosito. Le sue origini risalgono alla prima era cristiana, quando alcuni monaci fondarono il monastero. Divenne una delle abbazie più importanti della Gallia. Divenne ben presto anche un paese famoso per la produzione di vino, ma dopo la distruzione dei vigneti ad opera della filossera, si specializzò nella coltivazione di una particolare ciliegia da cui ricava ancora oggi il kirsch. Ovviamente io non sono qui per l’abbazia. Cerco un market, ma alle 18.30 della domenica sera, in un paese di circa 300 anime, è cosa ardua anche per me. Trovo però un ristorante (Le Relaix Du Prieurè). E’ piccolo, ma carino ed i tavoli sono fuori, su una terrazza.

Provo l’approccio in inglese con il gestore, ma non funziona. Mostrandomi la torre dell’orologio mi fa capire in francese che fino alle 19.00 non si mangia. Sono le 18.45. Mi siedo a bermi una bionda piccola e penso che i francesi sono peggio degli italiani, quando si tratta di inglesi. Di fianco a me c’è giusto una coppia di inglesi che se la sghignazza. Arrivate le 19.00 mi sbaffo con voracità impressionante antipasto di salmone, trota alla mugnaia, con carote in erba cipollina, patate e formaggio in tazza di terracotta e torta di mele. Nel frattempo suona della musica jazz in sottofondo, si aggiungono un paio di coppie, un gatto e il cielo si copre di nuvole minacciose. Non so se è tutto ottimo o sono io che ho fame. Alla fine chiedo il Kirsch de la Marsotte. E’ grappa secca e io non amo la grappa secca. Di ciliegia neanche l’ombra. Per fortuna il market era chiuso. Alla fine sfoggio anche dal cilindro un :”L’addition s’il vous plaît”. Il gestore apprezza. 22 euri e scappo, o non arrivo più. Sono le 20.00.

Esco dal paese e il cielo apre i rubinetti dell’acqua. Non so che fine abbiano fatto i due inglesi che avevano appena approcciato il secondo, fuori in terrazza.

Mentre guido, mi ascolto una raccolta di Baglioni (con tutto questo tempo da solo, uno può anche fare degli errori) e mi chiedo quante storie d’amore finite male abbia avuto. O rivedeva la stessa storia da diversi punti di vista?

Alle 21.00, dopo circa 340 km dalla partenza, arrivo in paese (Besançon). Con me arriva il buio, ricomincia a piovere e mi perdo. Per fortuna sono poco distante dalla meta. In roaming verifico e sono a 800 metri. Vale la pena, attacco Waze per 2 minuti e arrivo in hotel sfatto.

Domani riposo, rimango un paio di notti.

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