Il cerchio si chiude

Mi sveglio un’ora prima per lavorare un po’, mentre il resto della ciurma dorme: qualche F24 e delle mail arretrate. Oggi si chiude il cerchio. Prepariamo per l’ultima volta i bagagli, riempiamo i bauli e, dopo una colazione al bar, ci mettiamo in marcia verso casa.

Il cielo è grigio e piove ancora. Maciniamo chilometri fino a Bolzano, senza grandi problemi. Qualche rallentamento, una sosta bagno per Richi, ma per il resto andiamo spediti. L’unica vera noia rimane sempre l’Austria, con i suoi 100 km orari di velocità massima. La verve la troviamo in altre nazioni.

A Bolzano Nord, verso le 14.30, usciamo per fare finalmente il pieno di GPL ad un prezzo umano. Mangiamo nel piazzale del distributore, in riva all’Isarco. C’è il sole. Mancano i cestini per l’immondizia e i rifiuti vengono abbandonati lungo la riva. Dopo migliaia e migliaia di chilometri e soste direi che vince il primo premio come peggior area di rifornimento del nostro viaggio. Sporca e trasandata. Come benvenuto nel Bel Paese non è un granché.

Ripartiamo prima possibile, per dimenticarci in fretta la sosta. Richi continua a chiedere dove sia via Pitteri e io gli mostro la mappa del navigatore per fargli vedere che la strada nel frattempo continua a diminuire.

Arriviamo a destinazione intorno alle 18.00. Ci sono 31 gradi. Abbiamo superato abbondantemente i 5000 chilometri dalla mattina della partenza.

Ampi sorrisi si stampano sui volti di Francesco e Riccardo quando iniziano a riconoscere le strade di Ferrara più frequentate. Urla di festeggiamenti esplodono quando passiamo dalla Darsena, dove i piccoli ricordano le loro acrobazie fra le discese ardite e le risalite (cit.), nello skate park.

Quando arriviamo a casa li perdiamo, anche perché in questi giorni il giardino è esploso e per entrare in casa ci serve il machete (cit.). Entrano e riprendono confidenza con i loro giochi di sempre.

Finisce così il nostro viaggio sulla strada per visitare la Danimarca. È il primo così lungo e variegato che facciamo noi quattro da soli. Una esperienza ricca e colorata che ricorderemo nelle sere d’inverno, quando avremo voglia di ritornare a girovagare come zingari e penseremo a tutte le camere che ci hanno ospitato, i mari che ci hanno fatto ridere, le strade che ci hanno accompagnato e le parole che ci hanno incuriosito e confuso. Francesco e Riccardo sono cresciuti e il loro rapporto si è fatto più forte e amichevole. Stare così tanto tempo insieme li ha avvicinati ancora di più.

Se fossi un medico, prescriverei i viaggi per diversi tipi di malanni del nostro tempo. Ma non sono un medico, quindi non mi rimane che tagliarmi la barba da vichingo e sistemare le foto del viaggio.

Per quanto mi riguarda, rimane un dubbio da sciogliere. Si dice che i danesi abbiamo uno stile di vita ed un insieme di regole sociali tra i migliori al mondo e si dice anche che siamo tra i più felici al mondo, ma non è ancora stato chiarito la direzione causa effetto. Vivono con uno stile di vita eccellente e perciò sono felici o sono felici e perciò hanno creato uno stile di vita eccellente?

Ci portiamo a casa le paste al cardamomo, i biscotti al burro, bottiglie di sidro e di idromele, candele, tisane, la cura delle erbacce che fanno fiori bellissimi e la cura del tempo (cit.), l’attenzione al gioco, non solo per i bambini, l’impasto fra terra e mare dei fiordi, le risate e le litigate, la spavalderia dei vichinghi e gli arrembaggi dei pirati, i mercatini senza mercante lungo la strada, la fiducia nel prossimo, la visione verso un futuro migliore che valorizza il passato, ovviamente la hygge e la serenità d’animo, e un dado da bisca di un pub di pirati ad Aalborg, che, giocando, Frenci credeva di aver perso, ma che si era infilato nel passeggino di Richi.

Si vede che voleva venire a casa con noi.

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