Operazione gesso

Frenci ha il gesso da quasi tre settimane e sta per scadere il termine previsto per un primo controllo e l’eventuale rimozione. Si è infortunato facendo skate con i bro al park della Darsena, di fianco a Mr. Ock. Ho sottovalutato la cosa e per più di quattro giorni abbiamo aspettato. Pensavo fosse una storta. Da ex infortunato non immaginavo si potesse camminare con la tibia rotta senza piangere, e invece. Come direbbe Orso, sono proprio un patacca.

Ad ogni modo siamo in viaggio da quattro giorni e ce ne mancano ancora 17, quindi non potremo tornare a Cona tanto in fretta e non abbiamo intenzione di far tenere il gesso a Frenci un giorno di più. Decine di parchini lo attendono. Scatta l'”operazione gesso”: dovremo toglierlo in Olanda.

Dopo aver caricato la macchina e aver salutato la sorridente Rita, facciamo colazione nel centro di Visè, a 3 km da Dalhem che ci ha ospitato. Troviamo solo una patisserie, ma non fa caffè e non ha tavoli, così ripieghiamo su una panchina della spaziosa piazza. Poi prendiamo le bevande calde nel bar di fronte alla panchina. Fra gli avventori c’è chi si beve un caffè e chi si beve una Leffe rossa alle 10.00 di mattina.

Il piano è questo: passiamo dal nuovo appartamento olandese in cui staremo 7 notti, svuotiamo l’auto, andiamo a noleggiare una sedia a rotelle per Frenci a Utrecht e andiamo a farci conoscere in un ospedale del posto per capire come possiamo procedere al controllo del piede e eventuale rimozione del gesso. Un piano coi fiocchi.

Peccato che il check in è previsto dopo le 15.00. Decidiamo di visitare Maastricht mentre attendiamo l’ora giusta.

L’Olanda e le sue cittadine mi affascinano, sono eleganti, frizzanti, non sempre pulitissime, forse più vissute, ma molto curate. I locali sono pieni di avventori, la città brulica. Come l’estate scorsa in Danimarca, noto una capacità particolare di immergere gli spazi cittadini nella natura: piante e alberi ovunque, anche sui marciapiedi, giardini ad ogni angolo, siepi fra i palazzi, fiori sui lampioni e sopra i ponti.

Maastricht ha un enorme parcheggio multi-piano nascosto proprio sotto la piazza principale della città, come se fosse sotto Piazza Trento Trieste a Ferrara. Passiamo a visitare la chiesa sconsacrata e ristrutturata Boekhandel Dominicanen, che ora ospita una libreria e un Caffè. Il tavolo posto al centro dell’abside è a forma di croce. Adorabile la pragmatica inventiva di questo popolo. La chiesa domenicana è stata utilizzata come luogo di culto fino al 1796. Si dice che dopo la sconsacrazione sia stata trasformata in una scuderia, poi in un magazzino per biciclette, in un archivio comunale e in una sala per feste, prima di diventare una libreria.

Riaccendiamo i motori e ci immergiamo nell’Olanda del Sud. Mangiamo “al sacco” su una panchina di un parco. Orso & Orso riprendono a fare del numero in macchina per far sbellicare dalle risate i bimbi. Arriviamo a Veenendaal alle 16.20, un’ora e venti in ritardo rispetto al piano di marcia, colpa anche di alcune code trovate in autostrada. Ma siamo carichi. Dopo aver visionato la bella dimora, svuotiamo la macchina e ci dirigiamo a Utrecht per andare a noleggiare la sedia a rotelle e per andare a chiedere lumi in ospedale.

Il navigatore ci avvisa che il negozio potrebbe essere chiuso al nostro arrivo. Impossibile, sono solo le 17.10! Chiude alle 17.30. Utrecht è a mezz’ora di macchina.

Nessun problema: cambiamo i piani. Domattina andremo a ritirare la sedia e adesso andiamo a chiedere lumi all’ospedale vicino a casa, solo 10 km. Passiamo per il pronto soccorso, ci danno due numeri da chiamare oppure, dicono, dovremmo passare dal punto informazioni la mattina dopo. Passiamo dal punto informazioni subito, ma è già chiuso da un’ora (adesso capisco perché ci ha dato il numero di telefono). Dobbiamo chiamare il giorno dopo. Una gentile signora ci scrive un altro numero di telefono per chiamare il reparto su un post it. Adesso ho tre numeri.

“Adoro i piani ben riusciti” direbbe Hannibal Smith, non noi.

Visto che siamo in giro, decidiamo di visitare Amersfoort, una piccola città di antiche origini, con mura, centro medioevale e tantissimi locali attorno alla chiesa. Attacca a piovere. Troviamo un piccolo ristorante, mangiamo bene, ma fuggiamo come soldati in ritirata, passando da un riparo all’altro l’ungo la strada, prima di recuperare il mezzo e rintanarci in casa.

La pioggia batte ancora forte sulle ampie e numerose finestre della nostra nuova e moderna dimora, mentre scrivo queste ultime righe odierne e bevo birra Pilsner olandese. Ma l’appartamento è così bello e spazioso che la pioggia è quasi desiderabile.

Domani alle 8.00 devo chiamare in reparto al Gelderland Valley Hospital di Ede per fissare l’appuntamento per il controllo e la rimozione del gesso (🤞) nel mio fluentissimo inglese e dopo colazione andremo a noleggiare la sedia a rotelle per Frenci.

Poi? Lasciamo stare i piani.

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