
Salutiamo il nostro bellissimo appartamento olandese, con vista sui tetti di Veenendaal. Mi mancherà. L’auto è già carica, sono le 9.45 e accendo il motore. Direzione l’oceano di Den Haag (L’Aia).
Ho grandi aspettative, una bella sessione di surf sul Mare del Nord.
Riesco a parcheggiare sul lungo mare. Mi ricordo della puntata nello stesso luogo che facemmo nel 2011 con Nino, Vancio e Matti. Riuscimmo a surfare.
Oggi la tavola la fa il mare, sembra Spina in un giorno di calma piatta. Mi dedicherò alle foto.
Andiamo a testare la temperatura dell’acqua: freddina, ma gestibile. I bimbi resistono 5 minuti e scappano. Io cavalco una decina di onde ridicole con la tavola dei bimbi; riesco anche a divertirmi. Poi mi vergogno ed esco.
Ci appoggiamo in un bagno con giostrine, molliamo i bimbi e ci beviamo una Affligem bionda. Poi prendo la mia amata reflex, con tele 300, e inizio a scaricare raffiche di foto in spiaggia a bagnanti, gabbiani, donne al sole, barche e traghetti, schizzi d’acqua, ombre e riflessi, alla ricerca della inquadratura perfetta.
Pranziamo con due piatti vegani e poi ci rilassiamo più di tre ore con musica chillout, brezza marina e i bimbi che giocano dietro di noi. Ci voleva. È la seconda volta nella mia vita che passo da Den Haag e visito solo la spiaggia. Questione di priorità.
Ci rimettiamo in marcia e dopo circa un’ora e mezza superiamo il confine olandese e entriamo in Belgio. Abbiamo abbandonato i 24 gradi di massima e abbiamo raggiunto quasi i 30.
Entriamo ad Anversa e seguendo il navigatore raggiungiamo la parte nord est, dove ci aspetta il nuovo appartamento. Non trovo da parcheggiare. Mi fermo dove non posso e mando Ale e Frenci in avanscoperta. Nel frattempo, David, l’host, ci nota dal balcone, ci raggiunge e si offre di portarci i bagagli almeno fino all’ingresso. È un omone tutto muscoli e simpatia, che cammina scalzo per la strada.
Ci sistemiamo e poiché non abbiamo fatto in tempo a fare una spesa, usciamo per una cena. Cerchiamo un pub con Google a pochi minuti di macchina da casa, lo raggiungiamo, non fa da mangiare. Di fianco c’è pizzeria Pinocchio, che in alcune insegne secondarie è scritto Pinoccio, e i ragazzi insistono. Così anche stasera finiamo a mangiare pizza, belga però, ma anche pita di pollo e spiedini di carne, nella periferia di Anversa, con la compagnia in sottofondo di Baglioni e Zucchero. Si respira aria di multiculturalità.
Mentre ceniamo, una macchina papera parcheggia di fronte a noi. È una vecchia station wagon grigia con una ventina papere di gomma legate sul porta pacchi del tettuccio, adesivi che rappresentano papere su tutta la carrozzeria, papere appese allo specchietto retrovisore, papere sulla tappezzeria dei sedili e sul volante e un enorme peluche di papera sul sedile posteriore che pare essere il capo di molti altri peluche sparsi (a forma di papera ovviamente). Pensavo uscisse Howard per cambiare il destino del mondo e invece scende dall’auto una normale (all’apparenza) coppia belga. E mentre scrivo belga, la mia mente pensa all’indivia. Dovrei smetterla di giudicare gli altri.
A prima vista il territorio di questa parte di Belgio pare molto più trasandato e decadente di quanto abbiamo visto finora, ma vediamo cosa succede domani.