
Mi sveglio per tempo e scendo a fare una corsetta. È la seconda volta in questo viaggio, giusto per non perdere il ritmo. Dietro casa c’è un grande parco e lo percorro su e giù due volte. È ben attrezzato con aree giochi, bar, specchi d’acqua, ma è molto sporco; in alcuni tratti devo letteralmente dribblare la spazzatura abbandonata a fianco di bidoni di indifferenziata.
Quando torno la Ricciola è già sveglia e scende nel market sotto casa per portarci le paste, mentre io faccio due chiacchiere con Richi, che mi ha raggiunto in sala e mi racconta dei suoi sogni di streghe e piatti di pasta.
Noto sui muri i resti ancora presenti di decine di povere zanzare che hanno perso la vita la notte prima in una gloriosa battaglia contro di me. Speravo di averle lasciate a casa insieme a caldo e umidità, e invece.
La prenotazione di ieri sera, delle due notti che ancora sono libere, non è stata accettata, così dobbiamo trovare una alternativa prima di iniziare la giornata. Apro il computer e azzanno le paste fresche portate dalla Ricciola. È un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.
Partiamo ancora una volta seguendo la direzione del Mare del Nord; vorrei surfare, ma credo che anche oggi la giornata sarà magra e dovrò consolarmi con la macchina fotografica.
Arriviamo a Knokke-Heist verso le 12, il cielo è grigio. Notiamo subito un certa differenza rispetto al Belgio del nord che finora abbiamo visitato: club del golf, club del tennis, bellissime ville, staccionate tirate a lucido, pulizia e ordine per strada e nei giardini, auto di lusso parcheggiate negli spazi. Io credevo di visitare un piccolo paese di pescatori. E siamo anche nell’era di Google e dell’AI.
Prendiamo posto nel bagno più vicino all’auto e mentre i piccoli giocano nell’area giostre, noi ci rilassiamo. Faccio poi un veloce sopralluogo, poco più a nord, al Surfers’ Paradise, un club di sport acquatici situato tra le dune, proprio accanto alla riserva naturale Het Zwin che dal 1988 permette di praticare surf sulle onde, windsurf, kitesurf e stand up paddle.
Mi piace molto: gli hangar pieni di tavole, il locale di legno, i tavoli fuori pieni di gente, la spiaggia enorme dietro le dune di sabbia. Al largo ci sono barche a vela e kite-surf. Solo vento. Mi sarebbe piaciuto noleggiare la tavola, ma il mare è ancora piatto, sarà per un’altra volta. Mi faccio un po’ gli occhi e scatto tipo paparazzo.
Torno al tavolo e osservo la fauna locale. Sono tutti vestiti come se fossero in centro a fare due passi: pantaloncini, polo Ralph Lauren o camicia di lino, copri costumi che sembrano vestiti da sera. E sorseggiano champagne. Noi abbiamo gli stracci del giorno prima, con qualche macchia di unto da patatina fritta qua e là, sorseggiamo birra alla fragola (ordinazione al buio della Ricciola) e abbiamo il pranzo al sacco. Perfino le api ce l’hanno con noi e puntano solo il nostro tavolo. Saranno ammaestrate per mandare via i “povery”?
Esce il sole e arriva la fame. Ci spostiamo verso il centro della città per cercare un nuovo bagno con nuove giostrine. Parcheggiare è un inferno. Quello che doveva essere un paesino di pescatori si è rivelato essere la meta turistica del Belgio maggiormente frequentata dalla classe medio alta del paese. Eleganti signore in Porche e BMW entrano ed escono da negozi con vetrine patinate.
Mangiamo con il nostro pranzo al sacco, in spiaggia libera. Faccio foto, mentre i bimbi giocano con l’acqua e la sabbia. Poi entriamo al Knokke-Strand Beach Bar. Qui la situazione è ancora più spinta: una tipa ha un pullover smanicato con collo alto di lana merinos, verde smeraldo, elegantissimo. Una coppia, vestita di tutto punto, sta seduta al tavolo al sole, bevendo una San Pellegrino alla fragola e una San Pellegrino all’arancia, scrollando il cellulare. La maggior parte dei clienti sembra pronta per un party serale, ma sono solo le 16.30.
Mi faccio due birre Cristal medie e due risate con la Ricciola, osservando i nostri particolari vicini. Per un attimo mi sembra di impersonare uno dei ruoli tipici di De Sica (Christian), quando fa lo splendido, ma non c’ha ‘na lira.
Osservo che ai tavoli ci sono solo birre piccole, ma tantissime. Per esempio, una compagnia di 4 persone, ha sul tavolo una dozzina di birre piccole. Non capisco cosa ci sia dietro, perché non si prendono delle medie? Il mistero belga si infittisce.
Intanto arriva la sera e noi torniamo verso Anversa. Ceniamo sotto casa al ristornate Pampas Rodizio, che scopriamo essere un all-you-can-eat di carne e pesce, solo una volta seduti e ci spenna come galline pronte per fare il brodo.