Sassofoni e abbazie

Dopo una profonda e ristoratrice dormita, il risveglio è di lusso: Nespresso aromatico e doccia imperiale, ascoltando vecchi successi di Elton John che ospitano il sax.

Usciamo e la mattina è bella frizzante, 18 gradi, ma il sole scalda e possiamo rimanere in t-shirt o camicia a maniche corte, dipende dai gusti. il cielo è blu e non si vede nemmeno una nuvola. Se il buon giorno si vede dal mattino.

Passiamo da una boulangerie vicino a casa per fare colazione, consigliataci da Priscilla, la nostra gentilissima host. Prendiamo la direzione di Dinant e attraversiamo il territorio della Vallonia. Mi piace molto di più del Belgio settentrionale. L’auto scorre sull’asfalto seguendo strade con sali e scendi che seguono i profili delle dolci colline ricoperte di boschi e campi di mais. Adoro viaggiare attraverso questi paesaggi, che ad ogni curva si mostrano diversi.

Arriviamo a Dinant, che diede i natali ad Adolphe Sax (Antoine Joseph Sax) nel 1814, costruttore di strumenti musicali ed inventore del sax. Ci sono statue di sassofoni dappertutto. La città è dominata da una fortezza e attraversata dal fiume Mosa; attraversando il ponte sul fiume, ricoperto di numerose sculture di sassofoni colorati, rimaniamo impressionati dall’enorme Collegiata di Notre-Dame, con il caratteristico campanile a bulbo che dalla sua altezza domina le case della città, ma a sua volta è dominata da un massiccio calcareo che sovrasta tutto il paese.

La città è molto particolare e il Belgio acquista finalmente punti a favore. Passiamo a vedere il piccolo museo dedicato a Sax, dove una volta abitava. All’angolo della strada un quintetto di sassofoni parte da un bar e prosegue per il lungo fiume suonando musiche tradizionali. Poi entriamo nella cattedrale: non sono certamente un uomo di chiesa, ma lo stile gotico mi cattura sempre e al suo interno entro in un profondo raccoglimento, Dura pochi attimi, devo gestire i bimbi che cercano di accendere tutte le candele disponibili e non ho una moneta.

Non abbiamo molto tempo per continuare la visita. Cerchiamo un’altra boulangerie per recuperare il pranzo, panini e quiches salate e ci rimettiamo in marcia.

Raggiungiamo la partenza de les draisines de la Molignèe, un percorso in mezzo alla natura, alle porte delle Ardenne, da fare a piedi, in bici o su ciclomobili su binari, pedalando. Noi prendiamo il nostro carro, tipo un carrello di manutenzione da ferrovia, solo che invece di spingere con le braccia, spingi con le gambe, e pedaliamo sui binari per 3 km in leggera, ma impegnativa, salita.

Giungiamo trafelati e sudati alla stazione di arrivo dove lasciamo il mezzo e ci incamminiamo verso l’Abbazia di Maredsous, da cui il nome alla famosa birra. Lungo il tragitto alcuni cartelloni consigliano di non camminare sull’erba, per evitare di diventare ospiti di temute zecche. Passiamo sotto una galleria illuminata da luci rosse e all’uscita ci inerpichiamo lungo il sentiero cha scala il colle.

Al nostro arrivo il luogo di culto è preso d’assalto. Più che un luogo di culto sembra l’Oktoberfest. Nonostante l’importante capienza, tutti i tavoli sono occupati e impieghiamo una mezz’ora solo per sederci. Nel grande giardino è anche ospitato un mercato provenzale. Intanto i pargoli sono spariti nel solito parco giochi.

Recuperato un tavolo con abile mossa, ci beviamo la birra che spillano solo in loco, non venduta al di fuori dell’Abbazia, e finiamo le quiches recuperate a Dinant, solo dopo che la Ricciola mi ha dato il cambio nella gestione della evacuazione giornaliera di Richi. Piacevolmente fresca e leggera, la birra. Colgo l’occasione e faccio foto ala fauna locale.

Restiamo circa un’ora e mezza e poi torniamo con il nostro mezzo sui binari, in volata percorrendo la lunga discesa, fino alla partenza. Nel viaggio di ritorno siamo coinvolti in un incidente a catena fra draisines, ma senza infortunati. Due carrozze avanti la nostra, un gruppo di ragazze frena improvvisamente e la discesa impedisce alla coda, che si era fatta dietro, di rallentare in tempo. Quattro carrozze coinvolte, un cappellino volato a terra e molte risate.

Torniamo nel nostro amato appartamento per non abbandonare la tradizione familiare della pizza domenicale. Stringiamo la mano alla host, Priscilla, che ci viene a salutare.

E con questa giornata si chiude il nostro girovagare anche per le terre belghe. Domani si riparte e ci inoltriamo nella terra dei nostri “cugini” francesi. Parigi ci aspetta.

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