Facciamo colazione al bar hygge della stazione e prendiamo il treno per Copenaghen. Poi prendiamo il cambio per Malmö, la città svedese collegata alla capitale danese dal ponte stradale e ferroviario di Øresund.
Attraversiamo il Baltico per circa 8 km, tra parchi fotovoltaici adiacenti ai binari e parchi eolici in mezzo al mare.
Durante la notte il vento da ovest non smette di ululare e anche quando ci svegliamo ci fa compagnia. Il ponfo sul collo, regalatomi dalla vespa di Tivoli due giorni fa, mi prude ancora. Però la giornata è limpida e soleggiata. Proprio quella giusta per perdersi a Copenaghen.
Alla stazione di Humlebæk il treno per Copenaghen è in ritardo di 10 minuti. Ale coglie l’occasione per prendersi un macchiati da asporto nel rifornito e hygge caffè ferroviario. I pargoli se la passano fra scorribande col monopattino al limite della segnaletica dei binari e le pozzanghere.
Col nostro trenino quotidiano, farcito di paste al forno, stavolta senza culturisti come controllori, raggiungiamo il museo Experimentarium (con una breve, ma umida camminata dalla stazione di Hellerup), il centro scientifico più importante della Danimarca, che da oltre trent’anni divulga fisica, chimica, biologia e molte altre discipline, con un tocco di sostenibilità, facendo dimenticare tutte le memorie di noiose lezioni scolastiche.
Dopo aver acquistato le paste al forno, nel supermarket vicino alla stazione, prendiamo il treno per Copenaghen. Tempo previsto di arrivo 43 minuti. Sembra un regionale, ferma quasi tutte le stazioni, ma ha la wifi. Ci mangiamo le paste tra una fermata e l’altra. Il controllore del treno sembra Lou Ferrigno.
Richi si sveglia verso le 8.00, percorre tutto il corridoio per arrivare in camera nostra, attraversa il bagno, si avvicina alla mia parte del letto, mi sveglia e mi fa “papà ho una caccola”, mostrandomi un cappero appena estratto e porgendomelo.
Il risveglio nella nostra tipica casa danese, nel cuore del quartiere residenziale di Odense, è a dir poco rinvigorente. Facciamo colazione in casa con grande calma e poi ci mettiamo a girare la città.
I pargoli sono girati male e la mattina si fa ostica.
Sveglia quasi da marine, ore 7.00. Facciamo su le canne, come si suol dire, e dopo una veloce colazione non molto soddisfacente, almeno per me, lasciamo la bella Aalborg, che ci ha fatto da casa per tre notti e ci dirigiamo ancora una volta a Billund.
Oggi i ragazzi si sparano la Lego House e il ristorante Mini Chef. E fra i ragazzi mi ci metto in mezzo anche io.
La pizza la digerisco molte ore dopo averla ingerita e quando mi sveglio al mattino mi muovo come Robocop prima della lubrificazione alle articolazioni. Tuttavia mi attendevo una notte insonne a causa di infiammazione alla spalla (mi capita spesso se esagero con le bracciate), ma dormo come un bambino.
Questa volta per colazione opto per il tradizionale tortino di mele alla cannella e non mi fa rimpiangere la pasta al cardamomo, che comunque resta in prima posizione con discreto distacco.
Facciamo colazione in un bar vicino a casa, una piccola spesa per il pranzo al sacco e accendiamo i motori: destinazione Klitmøller, soprannominato “Cold Hawaii” perché la zona presenta condizioni di vento uniche che ricordano quelle che si possono trovare alle Hawaii. Dal 2010 la città ospita la Cold Hawaii PWA World Cup, una competizione internazionale di surf in cui 32 dei migliori surfisti del mondo si contendono la vittoria.
Oggi scoprirò se i quindici minuti di ginnastica che faccio tutte le mattine, da due anni a questa parte, hanno un senso oppure no. Lo faccio per arrivare pronto a momenti come questo, il surf e poche altre attività sono la motivazione. Non entro in acqua con una tavola dal 2015, quando visitai l’Algarve. Mi ero ripromesso di tornarci quanto prima, mi sono anche comprato una tavola nuova, ma nel frattempo è arrivato agosto 2024. Oggi faccio all-in.