Besançon

Mi sveglio alle 8.00, anche se avevo puntato l’allarme alle 9.00. Mi devo ancora rilassare come si deve, o, forse, il tutore mi da noia. Apro la finestra. La giornata è uggiosa e fa freschino, ma non piove.

Colgo l’occasione per pianificare il viaggio di domani, prenotare il prossimo hotel, sistemarmi la barba e rilassarmi in camera, prima di uscire. Alle 11.00 sono alla ricerca di un distributore di GPL che trovo a qualche chilometro, fuori paese. Faccio il pieno. In radio danno musica con chitarra classica medioevale.

Parcheggio nel lungo fiume. Il Doubs circonda quasi tutta la città storica, fiancheggiato da banchine e viali alberati. E’ un peccato che non ci sia il sole.

Mentre mi incammino verso il centro percorro una stradina stretta dove conto almeno 7, 8 negozi diversi di strumenti musicali. Ci metto un pò a finirla.

Alle 12.30 sono nella piazza dell’arcidiocesi, seduto ad un tavolino, come un comune francese, mangiando pain au chocolat , croissant e café au lait. In realtà i francesi attorno a me si stanno spazzolando frittatoni e baguettoni, ma fa niente. In sottofondo lo scroscio di una fontana. Inizio a sfogliare con calma il libro di fotografia che mi sono comprato, mentre bevo il pessimo caffè e guardo il piacevole passeggio.

Riprendo a camminare e giro senza criterio. Non ho mappa, né programma. Vado a zonzo. Dura poco. Noto per terra una specie di triangolo isoscele, una “freccia“, che punta verso una direzione. E’ di bronzo e, al suo interno, in basso rilievo, distinguo quelle che mi sembrano bussole stilizzate. La vedo ripetuta più volte e capisco che è un percorso. Non ho niente da fare. La seguo. Mi fa girare per diverse decine di minuti facendomi apprezzare il centro storico, la zona della cattedrale, i resti del teatro romano di Vesontio. Mi vedo costretto a superare un cantiere stradale per seguirla. Voglio capire dove porta. Nel frattempo scopro che Besançon è la città natale di Victor Hugo e dei fratelli Lumier. Passo di fianco ad uno stabile distrutto da un incendio, di recente: si sente ancora un forte odore di bruciato.

La “freccia” raggiunge l’apoteosi quando mi porta lungo un camminamento elevato, nei pressi della cittadella. La vista è mozzafiato. Si vedono i monti, parte della città, il fiume e le mura della cittadella. C’è un parchetto a ridosso del monte, con delle panchine. Dietro a loro ci sono delle grotte. Entro e vedo i resti di falò accesi durante la notte. E’ in quel momento che inizio a fidarmi di lei e la nomino mia Virgilia. Mi preoccupo un pò quando mi sorprendo a dialogarci.

Dopo una buona ora arrivo a destinazione. Virgilia punta dritta al Museo del Tempo (Besançon fu la capitale francese dell’orologeria) aperto da Martedì a Sabato. Oggi e Lunedì. Mi sovviene, pure, che non erano bussole quelle che notavo in bassorilievo. Allora non rimane che capire da dove parte. Faccio il percorso al contrario e sbatto il muso contro l’ufficio informazioni turistiche. E io che pesavo a Rosacroce, Templari e Massoni.

Nel frattempo è uscito un bellissimo sole. Mi fermo nel posto di stamattina per pranzare. Sono le 15.30. Di fianco a me un busker suona ballate francesi. Passo qualche ora a rilassarmi, godendomi il sole e leggendo il libro. Poi sulle 17.30 decido di andare a vedere la cittadella.

Parto e mi perdo ancora (potrei dare la colpa agli innumerevoli cantieri e deviazioni presenti un pò ovunque, ma non lo faccio). Dopo diversi chilometri capisco che non ne esco e decido di tornare indietro. Ma, quando mi fermo giù di strada, un francese accosta al mio fianco, abbassa il finestrino e borbotta parole incomprensibili. Intuisco il messaggio: “non fermarti, prosegui”. Non ho niente da fare. Proseguo. Finisco sulla vetta del colle dove hanno eretto un monumento alla Liberazione e si vede la città dall’alto, compresa la cittadella. Bellissima vista: aveva ragione il francese. Riparto e dopo mille peripezie, cantieri e deviazioni, arrivo alla cittadella. Sono le 18.45 e chiude alle 19.00. Prossima volta.

Ritorno in città deciso e rimanere per cena. Mentre ripercorro il lungo fiume, ci sono diverse persone sole, su panchine o sulla riva, ferme ad osservarlo mentre scorre. Vedo una “Trattoria Adriatica”, ma vado oltre.

Alle 20.00 decido per un aperitivo. Sono in faccia al fiume, seduto ad un tavolino di una lunga serie di bar e ristoranti. C’è un sacco di gente. Viaggio solo da tre giorni ed inizio a sentire la necessità di comunicare con altri essere umani, che non sia per ordinare o per salutare. Rimango solo.

Mentre osservo il fiume ed i palazzi sulla riva di fronte a me, penso che ci sono davvero un sacco di posti che possono sorprenderti in giro per il mondo è che è un vero peccato non incontrarli. E che noi Italiani non ci meritiamo il nostro paese. E che ho un debole per le francesi. Anche. Nuvole pesanti corrono veloci lasciando il cielo a chiazze grigie e azzurre. Sarà anche la birra, ma un signore, che parla col suo gruppo, mi ubriaca di chiacchiere che non capisco. Mi alzo e cerco da mangiare.

Mi fermo all’Iguana Café, sempre vicino all’arcidiocesi. Leggo il menu, ma non capisco nemmeno quello (devo imparare un pò di francese). Scelgo, a caso, un piatto regionale. La partenza è ottima, ma poi non lo finisco. Ritorno in Hotel.

Dovessi ritornare nei paraggi, a Besançon mi fermerei ancora molto volentieri. E’ stata una bella sorpresa.

Domani, però, mi rimetto in strada. La Scozia è ancora lontana.

2 pensieri su “Besançon

  1. Anch’io ho fatto la stessa promessa a Besançon! Ma non l’ho ancora mantenuta per il momento, non sono più passata di nuovo… Ricordo molto bene le strade trafficate dall’albergo al palaghiaccio e dal palaghiaccio all’albergo…e i cantieri ovunque! 😉

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