Verso il Galles

 

11 Agosto, ottavo giorno di viaggio. Stanotte sono stato cullato dal rumore delle onde dell’oceano. Mi sveglio da solo alle 8.00, forse perché so di non sapere, ancora, cosa fare della mia giornata. Faccio una buona colazione, poi, liberata la stanza, mi metto nella hall con il computer.

In testa ho due opzioni. Salgo verso la Scozia, lungo la costa, da Est, oppure da Ovest. Il fatto che diverse persone mi abbiano parlato bene del Galles (Ovest) e che quando arriva Vancio dovrò essere ad Edimburgo (Est) mi fa propendere per l’Ovest. Questo però significa attraversare l’isola, perché in questo momento sono a Est. La ricerca del’Hotel va a buon fine, a Ovest (Barry, vicino a Cardiff). E’ deciso. Scarico itinerario panoramico. 380 km.

Però voglio anche fare un salto a Dover e Canterbury, sono troppo vicine per non passarci. E poi devo chiudere il capitolo Via Francigena.

Salgo in macchina che sono già le 11 passate. Mi devo ancora ambientare. Alla prima rotonda mi viene da prenderla al contrario. Per il resto, no va male. E’ che quando mi sorpassano da destra, ancora, d’istinto, mi viene da insultarli. Le vecchie abitudini sono dure a morire. Tento il primo sorpasso anche io.

Alla radio danno del Rock. Anzi, del Brit-Rock.

Passo a Dover in macchina. Apprezzo soprattutto i bagni pubblici in centro, gratis.

Mi immergo nel Kent. Entro a Canterbury e parcheggio. Faccio due passi. Pieno di italiani. La cittadina è molto bella. Nella Cattedrale, chiusa da cinta murarie, si entra solo sborsando 10 sterline. Sembra molto bella da fuori, ma non ho tempo. Passo.

Mi prendo un caffè, mentre controllo la mappa stradale. Ho definito pessimo il caffè francese perché non avevo ancora bevuto quello inglese. Sono già passate le 13.00 e mi servono 7 ore per la panoramica. Senza le pause. Una coppia di inglesi, con due bimbi e uno in arrivo, da me incuriositi, mi chiedono dove stia andando. Finalmente faccio due chiacchiere quasi fluentemente, parlando del più e del meno. Racconto loro il mio viaggio e mi danno dei consigli, informandomi che le autostrade non si pagano. La bambina si chiama Nina. Avrà 5 anni. Dico che, strana coincidenza, anche mia nonna si chiamava Nina.

Decido di andare in autostrada, per arrivare in meno di 7 ore, rilassarmi e capire come raggiungere la Scozia. E poi attraversare l’hinterland di Londra per le strade blu non mi sembra una bella gita.

Mi ascolto un canale di musica classica mentre macino chilometri. Poi passo alle News BBC per fare l’orecchio all’inglese.

Sperimento il Veggie al Burger King, che risulta essere una valida alternativa alla onnipresente carne.

Alla radio passano in sequenza Eye of the Tiger e Fame.

Provo a fare GPL ma, da buoni inglesi, hanno un attacco diverso e non hanno l’adattatore.

Alle 16.00 circa c’è un rallentamento causato da un incidente fra un camioncino, che si è ribaltato e una Mini. C’è birra dappertuto. Sembra che le persone abbiano passato solo un brutto spavento.

Considerato che sto attraversando l’Inghilterra, mi pare il momento giusto per cantare a squarciagola Elton e i Queen.

Al terzo tentativo rinuncio al GPL e faccio 45 sterline di benzina.

Supero la soglia dei 2000 km.

Alle 18.15 sono sul ponte che collega due pezzi di terra separati da un’insenatura, dopo Bristol. Il ponte ha un pedaggio. Non è immediato pagare quando il casellante sta a destra.

Arrivo in Hotel ascoltando We are the champions. Sono le 19.00 locali. Stasera non mi muovo.

L’Hotel è attaccato all’aeroporto di Cardiff. Non una gran posizione. Ma è nuovo ed economico ed è un buon campo base per la notte. Poi ha pure il phon, la vasca e il bollitore per il tè. Magari la wifi in camera non la trovo, o il phon, o la TV, ma il bollitore per il tè, con tazze, bustine, zucchero e monodose di latte, ci sono sempre. Inglesi.

In ogni caso me la passo alla grande. Tè all’inglese, vasca e stazione radio BBC 3 che trasmette, prima, dello swing, poi, come a capire la mia necessità di relax, della classica. Parte un’opera, mentre i pensieri se ne vanno liberi, senza briglie, e il respiro si fa sempre più lento. Quando esco dalla vasca, bollito per bene, alle 20.20, sta ancora suonando l’opera.

Ceno nel ristorante indiano dell’hotel. Mentre fagocito un pollo tandori, vedo la finale di staffetta 400 m. Tifo Jamaica, e Bolt è immenso.

Poi porto il PC nella Hall e prenoto per domani. Andrò a Blackpool. Altri 380 km di strade blu. Ma la Scozia è a un passo.

Rientro in stanza. Ha iniziato a piovere.

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