Alla ricerca di Nessie

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Il giorno 19 Agosto 2012, alle ore 10.22, dopo 4322 km di viaggio da Ferrara, raggiungo, insieme a Vancio l’estremità più a nord della Scozia, il faro di Dunnet.

Entriamo trionfanti nell’area del parcheggio, sistemiamo la macchina e ci facciamo un giro a piedi. C’è un bel faro bianco che guarda lontano le isole a nord. A piedi del faro, delle persone abitano le piccole case che lo circondano.

Le scogliere, da alcune centinaia di metri, cadono a picco nell’acqua dell’oceano.

Raggiungiamo la parte più elevata del promontorio, da cui si vede il paesaggio a 360 gradi, ci sediamo sul muretto e ci ascoltiamo Bob (could you be loved) dal cellulare di Vancio, apprezzando il taguardo raggiunto. Lo sguardo si perde fra le colline e piane dell’entroterra e la vastità del mare.

Dopo una breve sosta alla spiaggia, ripartiamo con l’intento di andare a cacciare Nessie. La strada è lunga, ma nota, quella che ci ha portato lì, con l’unica differenza che ora è mattina.

A Tain di fermiamo per pranzo. Due hamburger.

Raggiungiamo Loch Ness verso le 15.00.

Ci fermiamo per un caffè al Dores Inn. All’ingresso del lago un uomo lo attende, da circa 20 anni. Per questo ha perso la fidanzata, il lavoro, la vita, se ne sta lì, di fronte al lago, a creare modellini di Nessie a mano, con plastilina, pongo o qualcosa del genere. Li vende ai turisti. Dorme in una piccola baracca sul lago. Ha un gran binocolo. Gli chiedo se posso fotografare i sui modelli, mi dice di si, un po’ stizzito. Faccio la foto e ringrazio.

Riprendiamo la strada per fare il giro del lago. Alle 17.00 attacca a piovere. Abbiamo avuto già molta fortuna col clima, e non ci lamentiamo.

Il lago è carino, ma se non fosse per la storia di Nessie, probabilmente non sarebbe così ricercato.

Alle 19.00 entriamo nel Poacher’s Inn, per vedere il Moto GP. Ci accolgono, sia il proprietario che i suoi amici clienti, con calore. In effetti loro sono abbastanza in là con i lavori. Si scolano pinte di birra come fosse acqua. Ma sono gentilissimi e ci aiutano a cercare il canale Sky su cui sintonizzarci per il GP. Nel frattempo mettono musica da un juke box, passando dai balli tradizionali scozzesi, all’hard rock, alla techno. E ballano.

Ci prendiamo due birre e mentre guardiamo la gara facciamo due chiacchiere con i clienti. In particolare un uomo con un bel cane nero, Alfie, che si affeziona a Vancio. Mi sento immerso nella Scozia vera, quella fuori dai circuiti turistici. E’ da ieri che incrociamo italiani dappertutto. Al Poacher’s Inn ce ne sono solo due.

Rimaniamo fino alle 21.00, poi con tanta pazienza rientriamo in hotel, percorrendo circa 180 km fra pioggia, nebbia, “torrenti” di acqua che attraversano la strada, un cerbiatto che ci guarda incuriosito sul ciglio. Siamo soli in mezzo al niente oscuro. Incrociamo tante macchine quante se ne possono contare con due mani.

A mezzanotte siamo in stanza. Domani partiamo e ci facciamo la parte ovest delle Highlands, verso sud.

Inizia il rientro.

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