Quattro passi in Libertà

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Mi sveglio per fare colazione prima che finisca il breakfast time in hotel. Nino declina l’invito e rimane a letto.

Usciamo verso le 11 e passiamo da Little Italy in cerca di caffè e pasta per il mio compare di merende. Alle 11 i ristoranti del quartiere si stanno già preparando per darsi battaglia a colpi di offerte migliori per il lunch.

Nino si prende un espresso e una pasta alla Bella Ferrara. Informiamo la gentile pasticciera che veniamo da Ferrara. Sorride.

Poi ci incamminiamo verso il ponte di Brooklyn e percorriamo tutta la zona a sud di Manhattan. Passiamo per Battery Park, fotografiamo la statua della libertà e i variopinti soggetti che vivono in questa città. New York è fotogenica. Scambiamo 4 parole con William, trombettista busker che dice di aver vissuto a Venezia per un po’, che ama il cibo, il vino e le donne del nostro paese. Buongustaio.

Risaliamo verso Nord, fin quasi all’altezza del Greenwich Village. Abbiamo un obiettivo, pranzare con un vero hamburger americano. Lo raggiungiamo egregiamente da Walker’s. In sottofondo la musica di The Genius.

Mentre giriamo per le strade della Mela, notiamo un palazzo. Non ha finestre. Neanche una. E’ il AT&T Long Lines Building.

Passiamo per la Trinity ChurchWall Street e infine prendiamo il toro per le corna, prima di ritornare in Hotel per una risciacquata. Abbiamo camminato per sei, sette ore.

Ci rilassiamo qualche ora, poi usciamo per cena. Mangiamo al Sobaya, un ristorante giapponese, una zuppa alle verdure con soba (una specie brodo con spaghetti, vermicelli o noodle, mangiati rigorosamente con le bacchette) e tempura. Chiusura con thè verde.

Poi ci dirigiamo al Greenwich Village. Girovaghiamo per un pò e infine finiamo al Wicked Willy’s, una specie di locale seminterrato dove fanno karaoke. Ricordo di esserci stato quando venni a fare la maratona, ormai quattro anni fa. E oggi, come allora, ci fa gli onori di casa una specie di Lurch, ingrassato, con la coda e vestito da giocatore di basket.

Conosciamo un gruppo di colleghi di lavoro in libera uscita, fra cui Johanna e Sanja, quest’ultima una ragazza dell’Istria che lavora a Manhattan da quattro anni e parla ovviamente italiano. Piccolo il mondo.

Domani saliremo le vette di Manhattan.

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