Ginjinha style

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Mi sveglio rotto, come se fossi stato investito da un TIR, mi fanno male anche i lobi delle orecchie, e ho il coppino bruciato. Capisco perché i surfisti siano tendenzialmente atletici e si mettano la crema protezione totale sul viso: non è un modo di atteggiarsi a guerrieri tipo Rambo, ma un modo per non essere grigliati. Facciamo colazione come se non ci fosse un domani.

Lasciamo la comoda e bella camera, carichiamo la macchina e andiamo a farci un giro in centro a Santarem, per la prima volta. Forse l’hanno chiamata la “capitale del gotico” perché non sono mai stati a nord. La città è carina, anche questa piena di azulejos, anche all’interno delle chiese. C’è odore di soffritto che arriva dalle cucine, le signore sono già all’opera per il pranzo. Sono le 10.30. Per le strade c’è la filodiffusione e mandano musica funky, mentre gli abitanti si recano a messa.

Riprendiamo la via verso Lisbona ascoltando Eddie. Ci fermiamo per pranzo a Sintra. Alla Tasca da Xico ci offrono petiscos di bacalhau e feijoada de choco. Visitiamo anche lo stravagante e colorato Palacio da Pena, prima di rimetterci in cammino.

A Lisbona c’è un evento che taglia a metà la città, bloccando una delle vie principali e impazziamo per raggiungere l’hotel, che ci accoglie con un aperitivo improvvisato. Usciamo per cena. Ogni locale ad ogni angolo di strada ha la TV puntata sulla partita del Benfica e ogni tanto si alzano le grida di stupore dei telespettatori.

Ceniamo da Calçada con sopa alentejana, calamari e baccalà alla griglia. Poi la ginjinha prende il sopravvento e perdiamo la memoria.

 

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