Auf Wiedersehen Wien

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Prepariamo le valigie per la partenza, facciamo check out e una veloce colazione all’Anker, sulla strada dell’Hotel. Un gentile signore ci recupera una sedia al tavolo e ci saluta con un “Arrivederci”. Recuperiamo l’auto al parcheggio che dista 6 km e alle 11.20 salutiamo Vienna, puntando il navigatore verso Bratislava. La conquista del Far East.

Faccio GPL nell’unico distributore che lo possiede a nord di Vienna. Compriamo il pranzo in uno Spar. Da quando siamo entrati in Austria l’Ale lamenta grossi problemi con i saponi intimi. Non si trovano nemmeno a pagarli.

Percorriamo la strada normale, parallela al Danubio, che attraversa paesini di case colorate, porte medioevali e piccole piazze con statue bianche al centro.

In Austria tutti rispettano i limiti stradali, diligentemente, e proprio non mi viene di guidare in modo sportivo. Sembro un vecchio col cappello. Mi rilasso chiudendo dolci curve di campagna, cosa difficile sul suolo italico, dove la guida è più isterica e meno armoniosa. C’è sempre pronto qualche tamarro a stimolare la tua voglia di correre. Capisco meglio il concetto di condizionamento sociale. Se la maggioranza lo fa, si tende a seguire. Se la maggioranza guida gentilmente, segui l’esempio. E se la maggioranza ruba? Per questo è necessario mantenere sempre un punto di vista critico e personale, specifico per ogni singola situazione e per questo mi preoccupano i condizionamenti sociali, nonostante alcuni evidenti lati positivi.

Facciamo pausa pranzo con pomodori, pane, formaggio, frutta e un mélange, nella piazza della chiesa di Hainburg Am Der Donau, presi di mira da un paio di api che sembrano volerci cacciare.

Mi accorgo di lasciare l’Austria e di entrare in Slovacchia quando due auto mi superano, in un tratto di curva con linea continua: mi sento un po’ più a casa.

Arriviamo all’Holiday Inn alle 14.30 e non posso fare a meno di canticchiare un vecchio brano di Elton John.

Ci buttiamo in piscina. Pomeriggio relax fra letture, birretta slovacca e navigazione a vista in rete.

Usciamo per cena. Parcheggiamo vicino al centro della città. Sono in manica corta, non lo facevo da un po’. L’aria è tiepida. Ci eravamo dimenticati di essere in Estate. Troviamo posto da Prašná Bašta, un ristorante slovacco che si affaccia su un cortile interno. C’è un DJ con un casco di capelli da far invidia a Cocciante e una camicia a scacchi bianca e nera che fa girare dei vinili di musica anni 40-50-60 su un paio di piatti: jazz, be-bop, canzoni francesi, grandi classici, versioni rivisitate in stile balcanico, chicche. E così, per un paio di ore, facciamo un balzo temporale in un’epoca passata, che non esiste più, quando gentilezza, eleganza, dolcezza, raffinatezza, pazienza e sussurri vincevano e schiacciavano brutalità, arroganza, schiamazzi, fretta, volgare esplicito, più tipici dell’era contemporanea. Quanto meno, questo mi sussurra la sonorità calda del vinile e quelle arie romantiche.

Mangiamo due piatti a testa molti buoni (tipiche sono le pietanze a base di formaggio di capra) e un dolce condiviso, birra media, acqua e borovička: 32,80 euro totali. Senza salse.

La ciliegina sulla torta balcanica.

 

 

 

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