L’etica del lavoro

Mi sveglio per primo, quasi dovessi partire per andare lontano. Sento il viaggio, sono teso come la corda di un violino; il mio essere associa alla partenza il concetto di avventura, ma stavolta mi sembra esageri un po’.

Quando finisco di caricare le valigie, la mia Chevrolet assume l’assetto ribassato, tipo razzo a Cape Canaveral. Sembra debba andare in orbita, partire per emigrare. I Cesaroni sono degli incompetenti a confronto, penso.

Prima di prendere il largo passiamo da Toys. Frenci si è meritato un nuovo Avengers, poiché ieri ha spontaneamente deciso di dedicare buona parte della sua mattinata ad aiutarmi nel ripulire il camminamento dalle erbacce. Esce soddisfatto con Spiderman – Noir in moto.

Ha immediatamente compreso l’etica del lavoro. Se dai valore, ricevi valore.

Il viaggio in macchina è colorato di canzoni rock e storie per bambini. Frenci è insofferente, sembra Ciucchino quando chiede continuamente se siano arrivati nel Paese molto, molto lontano e Shrek sbotta.

Pranziamo con tramezzini e pizzette in un bar a Spinea, che il 07 di Agosto sembra una cittàdina fantasma del Far West. Nella mia testa risuona il fischio incalzante di Morricone, ne “Il buono, il brutto e il cattivo”.

Il dopo pranzo è sereno, Frenci sviene quasi subito e se la dorme fino alla meta.

Arriviamo a Bibione dopo un interminabile (?!) viaggio di un’ora, nel primo pomeriggio: nel parcheggio la mia Cruze è una delle poche macchine con targa nazionale. Sembrerà di essere in visita in un altro paese, mi rallegro.

Prendiamo confidenza con la spiaggia. Il mare è inaspettatamente trasparente, almeno rispetto a quanto io sia abituato. Frenci corre come se non ci fosse un domani. E’ felice.

L’alloggio è piacevole e confortevole e la doccia vale tutto. Calda e potente al punto da sembrare un trattamento di bellezza, un percorso vita, una sferzata di energia allo stato liquido.

Attendo Ale e Frenci in veranda, viziandomi con un frugale aperitivo a base di chicchi d’uva e succo d’arancia.

Osservo. I nostri vicini sono oltremodo riservati: immobili sulla veranda da almeno un’ora, non li ho mai sentiti parlare. Non si staccano dallo smartphone.

Ci rechiamo a Bibione per la cena, che non so perchè continuo a chiamare Bibiano. Non è certo un ambiente caratteristico. La classica meta turistica di riviera, farcita di suoni, luci, chiassosa e forzatamente colorata.

Frenci spazzola letteralmente una intera porzione di lasagna al forno, mentre balla felice un reggaeton.

E vale tutto.

L’entusiasmo con cui riesce a prendere qualsiasi cosa (sì, perfino un regaetton) mi ispira. Inizio a dondolare dolcemente sulla panca in cui sono seduto, a ticchettare con le dita sul tavolo. Sto ballando. Mi vergogno, ma non so fermarmi.

Prima di rientrare alla base ci sfila dai portafogli, con grande abilità, due giri di giostra. E qui succede il fattaccio.

Gli affianco Spiderman – Noir sul seggiolino, mentre gira vorticosamente all’interno della macchina dei pompieri, ma, quando scende, non lo prende con sé. Ce ne accorgiamo troppo tardi. Non lo troviamo più.

Il suo nuovo supereroe, che giusto questa mattina aveva ricevuto come compenso per il suo duro lavoro.

Ha immediatamente compreso la fregatura del lavoro. Quel che guadagni sparisce.

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