Saliscendi appetitosi

Mi sveglio e sono spaesato. Difficile che mi ritrovi in un letto che non è il mio, in una stanza diversa dal solito. Ma riprendo a connettere pochissimi istanti dopo, mentre mi abbuffo di torta di mele e crostata ai frutti rossi, fatte in casa. Oggi si dovrebbe vedere il mare. O no?

Ci mettiamo sulla strada abbastanza in fretta, dopo aver salutato polli, anatre, oche, galline e tutti i gatti della casa dove ho dormito. Saluto anche il monopattino. Volevo potarlo via, ma pare proprio che la tata si sarebbe arrabbiata. Sento un sacco di cani abbaiare lontano, ma non ne vedo neanche uno. Tantissime pecore, invece, scendono giù dalla discesa piena di alberi di olive.

Non ho idea di dove sia stato, ma mi è piaciuto. Ho visto tante cose nuove ed esplorato il mondo degli animali, non sui libri, quelli veri.

La mattina la passo sul seggiolino in auto, a parte una piccola fermata per prendere un caffè per Matusa e per la Santissima Madre. Leggo molto, sempre il libro con la frutta, ripasso, non si sa mai. Ogni tanto per distrarmi dalla noia gioco con l’acqua, faccio finta di avere sete, la Santissima ci casca, mi dà la borraccia, io tengo in bocca il sorso e poi lo sputo. Quanto si arrabbia!

Per la pappa ci fermiamo in un posto con tanti alberi e un bel giardino. C’è un caldo, ma un caldo, che non smetto di bere. Mangio molto e corro molto. Sudo sette pannolini.

Poi ancora strada. Ma dormo e proprio non me ne accorgo.

Quando mi sveglio siamo arrivati in un’altra casa. In strada. Niente mare. Niente nonni. Niente zii, né cugina. L’ennesima fregatura. E’ un complotto! Non ci sono neanche gli animali. Pessima situazione.

Che sia latte o che sia uovo, credo di aver intuito che ci vorrà molta pazienza e molto tempo, prima di arrivare dove dobbiamo arrivare. Ma potrebbe essere domani la giornata buona. O almeno così ho interpretato ascoltando attentamente certe frasi in codice del vecchio.

Tutto da rifare. Ancora una volta.

Comunque la camera è molto bella e mentre gli anziani di casa si sistemano, noi giovani, il futuro, ci guardiamo Booba in cucina, un grande classico. Improvvisamente quel furbo del Matusa spegne la televisione, io protesto, ma finisco ancora una volta sul seggiolino dell’auto. Nessuna possibilità di scampo o replica.

Ma se non abbiamo neanche dormito la notte, dove andiamo adesso?

Scopro che, per cenare, dobbiamo camminare mille mila anni in una città che ha solo scale e gradini e salite e discese e piante e peperoncini (quelli che ama tanto il vecchio) e torri e cani che abbaiano e vento forte. Facciamo un aperitivo e io cerco di rubare le patatine al mio fratellone, che salta molto, ma mangia poco.

Mi diverto un sacco a fare i gradini, ma pure a sbaffare, perché il saliscendi mi ha messo davvero tanto appetito, qualora ce ne fosse stato bisogno.

Col buio, torniamo alla casa del pomeriggio, quella di Booba.

Pare che la cosa oggi finisca qui. Doccia veloce, latte, ninna nanna, ruttino e finisco nel lettino con il mio migliore amico, il cane azzurro. Non dormo subito, tutte queste nuove avventure mi hanno lasciato tante immagini che ancora mi frullano per la testa.

Mi stringo forte al cane azzurro, sogno i rumori della strada, quella appena fuori dalla nostra terrazza e respiro i profumi secchi, aspri e dolci di una terra che non è la mia.

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