Soccorso alpino

Colazione pantagruelica. Una gentilissima tata mi porta il seggiolone e lo racconto (a gesti) a tutti per una buona mezz’ora.

Passiamo la giornata al lago, gran bel lago, con papere, anatre, pesci, gelato, cevapcice (una specie di salsiccia, ma più deliziosa) scivolo, pediluvi e diluvi.

Infatti, nel pomeriggio, mentre stiamo aspettando il fratellone scendere da una montagna enorme con una specie di treno senza ruote, viene giù tanta di quell’acqua da un momento all’altro che lo mi rifugio nel bosco con il Matu. Sotto gli alberi proprio. Lo sveglio credeva funzionasse, ma io mi lavo.

Poi, non vedo il fratello ne è la zia per diverso tempo, tempo che trascorro a guidare la macchina del nonno., spostando meticolosamente tutti i comandi possibili.

Non so come siano tornati, ma, poco dopo che il nonno e il Matu sono saliti a piedi per andarli a cercare, siamo ripartiti e tornati alla casa senza cucina.

La parte migliore è stato il back stage di un concerto in strada, di chitarra e voce. Ho suonato il bongo.

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