Paguri e mini golf

Vengo svegliato con una promessa: saremmo andati in un mare-piscina. Una specie di uova-latte, uno spazio general-generico dove tutto è possibile. Un po’ mare, un po’ piscina.

Non mi fido, ma sono curioso.

Arriviamo in una spiaggia tutta sassi, acqua calma, altri sassi all’orizzonte, come una piscina, ma troppo vento. Di bagno, anche oggi, non se ne parla.

Ad un certo punto però arrivano i nonni e mi consolo con un succo d’arancia e una vasca che fa le bolle.

La parte migliore della mattina, però, arriva quando Matu mi accompagna a fare un giro sugli scogli e conosciamo i paguri, piccoli animaletti con una casa tipo chiocciola, che escono tutte le volte che li tiri fuori dall’acqua. E’ un continuo. Lui li cattura, me li passa, io li guardo un po’, poi li getto in acqua, come un lancio del peso. Ganzissimo.

Dopo la pappa, mi addormento mentre in macchina torniamo alla base, sulle note di “I want it all”. Mi sveglio nel letto di Matu e Santissima ed esco dalla camera per vedere cosa passa il convento. Biscotti, lotta con Matu e Frenci sul letto e TV,

Nel pomeriggio mi portano a visitare un piccolo paese, tutto in montagna e poi a mangiare in un ristorante con le giostrine rotte. Pidocchi.

Mi diverto un sacco però quando mi portano a giocare al minigolf, una specie di percorso vita che devi fare con una mazza e una pallina. Io spesso lascio stare la mazza e la pallina e mi dedico a scalare e a scivolare, ma è anche divertente cercare di infilare la pallina nel buco.

Uno spasso, finché ad un certo punto non si mettono tutti a ballare con musica pessima, caraibica e altissima.

Urlo il mio sdegno e mi portano a letto.

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