Ritorno al futuro danese

Abbiamo acquisito così tanta esperienza ormai che lasciamo un luogo in meno di un’ora dalla sveglia, senza stress. I nostri movimenti sono calibrati come gli ingranaggi di un orologio svizzero. Ognuno ha i suoi compiti. Frenci pensa al suo zaino e raccoglie le sue cianfrusaglie, Ricciola organizza le valigie, io recupero il mezzo e riempio i bauli, dietro e sopra, Richi guida mentre la macchina è ferma.

Salutiamo con grande affetto H. C. Andersens Gade e la fantastica casa di Kristina che ci ha fatto vivere la tranquillità danese per tre giorni, ma non Odense. Abbiamo abbastanza tempo per una buona colazione e per visitare qualche altra chicca.

Ci inoltriamo nel centro città e ci infiliamo in un forno con caffè. Sperimentiamo due nuove paste, al rabarbaro e ai semi di papavero. Molto interessanti.

Mentre passeggiamo tranzolli, una signora ci nota e si rivolge a noi in inglese, informandoci che c’è uno spettacolo per bambini al Eventyrhaven, un piccolo, ma elegante parco dotato di palcoscenico, in cui si esibiscono compagnie teatrali. Ci immergiamo nella vita locale, in mezzo a decine di famiglie, coppie, genitori e figli che si stendono sull’erba o si siedono ai bordi delle fontane per gustarsi una rappresentazione tutta incentrata sulle fiabe di Andesrsen. Nessun biglietto.

Mentre cerchiamo un’area giochi che avevamo visto il giorno prima, incrocio una bionda danese che tenta di far partire una christiania bike sul cui carretto davanti hanno preso posti cinque bambini.

Ci imbattiamo in un’area giochi differente. È all’interno di una scuola, ma non ci sono cancelli o staccionate, al contrario, un percorso che parte della strada ci invita a entrare. Perdiamo Frenci e Richi, che si infilano fra scivoli e castelli. Pochi minuti dopo escono i bambini della scuola per la ricreazione e Frenci e Richi continuano a giocare in mezzo a loro. Qualche bambino ci viene a chiedere da dove veniamo.

Noi non capiamo se siamo di troppo o se sia tutto normale. Ci aspettiamo il rimprovero di qualche insegnante o educatore per aver portato i nostri figli a giocare in un campo scuola, ma non succede. Passano e salutano gentilmente. Pare proprio che l’area giochi della scuola sia al servizio della comunità.

I bambini giocano liberi, senza ringhiere, a volte ai limiti o sulle strade o parcheggi. Nessun richiamo, nessun controllo. Io, pochi minuti prima, avevo vietato a Francesco di buttarsi giù dallo scivolo con una macchina a pedali, quando una bambina sui dieci anni, rossa e con le lentiggini, con la faccia da sveglia, pare leggermi nel pensiero e si butta urlando come una pazza dallo stesso lunghissimo scivolo con la macchina a pedali. Vola e per poco non si schianta contro un suo compagno di giochi. Mi sento un po’ in colpa per non aver permesso a mio figlio di esperimentare (come diceva la mia prof di Filosofia), fino anche a farsi male.

Lasciamo Odense, con la consapevolezza che allargare le maglie del controllo sui nostri figli potrebbe essere una interessante opportunità.

Abbandoniamo l’isola di Fyn, percorrendo il ponte Storebæltsbroen, che ci accompagna nella Zelanda, l’isola della capitale. Ci fermiamo a mangiare in una area di sosta. Questa volta non ci sono aree giochi, ma un piccolo lago. Tiriamo sassi in acqua mentre mangiamo pane e formaggio, uva e biscotti al cioccolato. Inizio a starnutire violentemente e a sentire la gola pizzicare: probabilmente ci sono betulle nei paraggi.

Ripartiamo. Frenci gioca con i Lego e Richi tiene il tempo della canzoni e finge di cantare al microfono.

Ci fermiamo a visitare il villaggio vichingo di Sagnlandet Lejre, ricostruito in un area di ritrovamenti archeologici. Qui visitiamo case e ambienti dell’età della pietra, dell’età del ferro, dell’età vichinga e del 1800, così come laboratori tessili e ceramici. 

Sembra il villaggio del film Brave Heart, sulla vita di William Wallace. In effetti ho imparato, leggendo un libro sui vichinghi, che hanno conquistato molte terre, fra cui la Scozia, già molti anni prima di quelle vicende.

La cosa interessante, oltre alla ricostruzione dei luoghi, è che nel villaggio ci abitano persone che ti mostrano dal vivo come si viveva allora: cosa mangiavamo, come dormivano, come cucinavano, come facevano i vestiti e li tingevano, come facevano le imbarcazioni e le armi, come cacciavano. È un vero e proprio tuffo nel passato, come se avessimo mandato la mia Kia, anzi la DeLorean (con una potenza elettrica di 1,21 gigawatt) a una velocità di 88 miglia orarie.

Ripartiamo e arriviamo a destinazione a sera. Siamo in un piccolo paese sul mare a circa 40 km a nord di Copenaghen. Dopo aver preso possesso del nuovo alloggio, usciamo per visitare la spiaggia e per mangiare qualcosa prima si svenire a letto.

Domani prendiamo il treno e andiamo alla capitale.


DAL DIARIO DI FRENCI

Coming soon…

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