
Non so per quale motivo, ma passo la notte praticamente in bianco. Saranno stati tutti i dolci di ieri e i due etti abbondanti di pasta dopo le ventuno? Visto che non chiudo occhio, mi rileggo tutti i post del 2012, da Ferrara a Dover, del viaggio Strade Blu.
Mi diverto a ripensare a quei momenti di solitudine e a come la mia vita sia totalmente diversa adesso.
Ci svegliamo alle otto e trenta e alle dieci e trenta usciamo di casa e ci mettiamo in viaggio con la macchina carica. Ci fermiamo subito in un market vicino per comprare alcuni regali. Fatico a trovare GPL. Il primo distributore lo salto per coda, il secondo ha tolto il GPL, il terzo è quello buono. Nel frattempo abbiamo percorso i primi centocinquanta chilometri. Vicino c’è un Mc Donald e ci andiamo a pranzo per soddisfare la voglia di Happy Meal dei bambini. Prendo il panino in stile “francese”, è scarso come gli altri.
Durante il viaggio del pomeriggio tiro fuori dal cilindro una compilation di canzoni di cartoni animati degli anni ottanta. Ci sono quasi tutti. Passiamo da Lupin, a Rensie la strega, da Carletto a Candy Candy e così via. Canto a squarciagola.
Alle diciassette e trenta arriviamo a Royat, un paese a qualche chilometro da Clermont-Ferrand. Entriamo nel nuovo appartamento, svuotiamo l’auto e ci ristoriamo un po’. Alle diciannove usciamo per raggiungere la città.
Clermont-Ferrand è una storica città della Francia centrale, situata nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi e capoluogo del dipartimento del Puy-de-Dôme. Famosa per essere circondata dalla spettacolare catena vulcanica della Chaîne des Puys, la città si distingue per la sua architettura unica in pietra lavica nera ed è storicamente nota per essere la sede globale del gigante degli pneumatici Michelin (Wikipedia).
La città è tranquilla, parcheggiamo senza problemi. Ci dirigiamo verso un ristorante scelto su internet (Lard Et La Manière), ha l’ultimo tavolo da quattro. Cogliamo l’occasione e accettiamo.
Ceniamo assaggiando piatti del luogo come la truffade (piatto rustico e sostanzioso a base di patate, formaggio, e prosciutto), les rillettes (prodotto di salumeria spalmabile) e la brioche perdu (fette di brioche immerse in una miscela di uova sbattute, latte e zucchero servite tiepide con gelato, caramello di burro salato e mandorle). Da leccarsi i baffi, e i miei sono diventati particolarmente lunghi ormai.
Facciamo due passi per il centro. C’è un passeggio timido e composto. Arriviamo alla elegante Place de la Victoire, a fianco della cattedrale di notevoli dimensioni, uno dei monumenti gotici più singolari d’Europa, celebre per il suo caratteristico colore scuro (anche lei costruita con pietra lavica) che le è valso il soprannome di “Cattedrale Nera“ e che mi ricorda quella di Strasburgo.
Poi raggiungiamo l’immensa Place de Jaude, la piazza principale, nonché il vero e proprio cuore pulsante, della città, così spaziosa che dei bambini ci giocano a calcio illuminati dai lampioni della piazza.
Siamo stracciati e domani abbiamo un viaggio ancora più impegnativo.
Direzione Torino.