
Ed eccoci al termine.
Ho sistemato le foto del viaggio, le più belle, secondo me.
Se invece preferite leggere il diario è qua sotto.
Alle prossime mirabolanti avventure!

Lasciamo la camera montanara in men che non si dica e uno splendido sole frizzante ci attende. Prendiamo qualche pan au chocolat per colazione, in una boulangerie del paese.
Accendiamo i motori e iniziamo a scendere. Pochi tornanti più a valle noto un distributore automatico di pizze aperto 24 ore su 24. Come se ti desse una lattina di coca cola, ma esce una margherita fumante. Mi faccio il segno della croce. Dove siamo capitati!
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Mi faccio l’ultimo, enorme, caffè americano, quando mi ricapita.
Nonostante la TV non sia SMART, Frenci e Richi non si perdono d’animo e guardano interessati Bluey e Miraculous in francese, mentre io e la Ricciola sistemiamo le valigie e carichiamo la macchina. Il Monte Bianco ci aspetta. Salutiamo Marianne e Vaires-sur-Marne.
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Che dire. Arriviamo alle 9.00 a cancelli ancora chiusi e usciamo a mezzanotte come Cenerentola. Quindici ore a Disneyland hanno la loro importanza. Ci siamo pure persi all’uscita portando i pargoli in spalla perché stremati; ti cambiano tutte le strade per farti passare, anche dopo averti strizzato per bene il portafoglio, per le ultime vie piene di negozi ancora aperti, dopo la chiusura del parco.
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Salutiamo Priscilla e il suo magico bagno, compagno di docce ineguagliabili. Breve ma intenso. Carichiamo la Kia Ceed Station Wagon per l’ennesima volta e ci dirigiamo verso la Francia. Passiamo il confine in poco più di mezz’ora.
Sento già odore di baguette.
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Dopo una profonda e ristoratrice dormita, il risveglio è di lusso: Nespresso aromatico e doccia imperiale, ascoltando vecchi successi di Elton John che ospitano il sax.
Usciamo e la mattina è bella frizzante, 18 gradi, ma il sole scalda e possiamo rimanere in t-shirt o camicia a maniche corte, dipende dai gusti. il cielo è blu e non si vede nemmeno una nuvola. Se il buon giorno si vede dal mattino.
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Lasciamo Anversa coperta da una coltre di nubi grigie, fa fresco finalmente e pioviggina un po’. Potrebbe sembrare un nostalgico arrivederci, ma in realtà credo non mi mancherà. Passiamo a mangiare le ultime paste di Anversa del forno sotto casa e anche queste non le ricorderemo con affetto.
Oggi passiamo le ultime ore nelle Fiandre, regione settentrionale e di lingua fiamminga, per poi spostarci in Vallonia, regione meridionale di lingua francese. Chissà se ci guadagniamo.
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Partiamo con molta calma, dopo l’ennesima notte di guerriglia interna contro le zanzare belghe che hanno occupato il nostro appartamento. Le finestre di frontiera sono state aperte solo per garantire il minimo di brezza necessario a far scendere la temperatura equatoriale accumulatasi durante il giorno, ma loro ne hanno approfittato senza alcun pudore.
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Mi sveglio per tempo e scendo a fare una corsetta. È la seconda volta in questo viaggio, giusto per non perdere il ritmo. Dietro casa c’è un grande parco e lo percorro su e giù due volte. È ben attrezzato con aree giochi, bar, specchi d’acqua, ma è molto sporco; in alcuni tratti devo letteralmente dribblare la spazzatura abbandonata a fianco di bidoni di indifferenziata.
Quando torno la Ricciola è già sveglia e scende nel market sotto casa per portarci le paste, mentre io faccio due chiacchiere con Richi, che mi ha raggiunto in sala e mi racconta dei suoi sogni di streghe e piatti di pasta.
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