Dopo aver acquistato le paste al forno, nel supermarket vicino alla stazione, prendiamo il treno per Copenaghen. Tempo previsto di arrivo 43 minuti. Sembra un regionale, ferma quasi tutte le stazioni, ma ha la wifi. Ci mangiamo le paste tra una fermata e l’altra. Il controllore del treno sembra Lou Ferrigno.
Abbiamo acquisito così tanta esperienza ormai che lasciamo un luogo in meno di un’ora dalla sveglia, senza stress. I nostri movimenti sono calibrati come gli ingranaggi di un orologio svizzero. Ognuno ha i suoi compiti. Frenci pensa al suo zaino e raccoglie le sue cianfrusaglie, Ricciola organizza le valigie, io recupero il mezzo e riempio i bauli, dietro e sopra, Richi guida mentre la macchina è ferma.
Salutiamo con grande affetto H. C. Andersens Gade e la fantastica casa di Kristina che ci ha fatto vivere la tranquillità danese per tre giorni, ma non Odense. Abbiamo abbastanza tempo per una buona colazione e per visitare qualche altra chicca.
Richi si sveglia verso le 8.00, percorre tutto il corridoio per arrivare in camera nostra, attraversa il bagno, si avvicina alla mia parte del letto, mi sveglia e mi fa “papà ho una caccola”, mostrandomi un cappero appena estratto e porgendomelo.
Il risveglio nella nostra tipica casa danese, nel cuore del quartiere residenziale di Odense, è a dir poco rinvigorente. Facciamo colazione in casa con grande calma e poi ci mettiamo a girare la città.
I pargoli sono girati male e la mattina si fa ostica.
Sveglia quasi da marine, ore 7.00. Facciamo su le canne, come si suol dire, e dopo una veloce colazione non molto soddisfacente, almeno per me, lasciamo la bella Aalborg, che ci ha fatto da casa per tre notti e ci dirigiamo ancora una volta a Billund.
Oggi i ragazzi si sparano la Lego House e il ristorante Mini Chef. E fra i ragazzi mi ci metto in mezzo anche io.
La pizza la digerisco molte ore dopo averla ingerita e quando mi sveglio al mattino mi muovo come Robocop prima della lubrificazione alle articolazioni. Tuttavia mi attendevo una notte insonne a causa di infiammazione alla spalla (mi capita spesso se esagero con le bracciate), ma dormo come un bambino.
Questa volta per colazione opto per il tradizionale tortino di mele alla cannella e non mi fa rimpiangere la pasta al cardamomo, che comunque resta in prima posizione con discreto distacco.
Facciamo colazione in un bar vicino a casa, una piccola spesa per il pranzo al sacco e accendiamo i motori: destinazione Klitmøller, soprannominato “Cold Hawaii” perché la zona presenta condizioni di vento uniche che ricordano quelle che si possono trovare alle Hawaii. Dal 2010 la città ospita la Cold Hawaii PWA World Cup, una competizione internazionale di surf in cui 32 dei migliori surfisti del mondo si contendono la vittoria.
Oggi scoprirò se i quindici minuti di ginnastica che faccio tutte le mattine, da due anni a questa parte, hanno un senso oppure no. Lo faccio per arrivare pronto a momenti come questo, il surf e poche altre attività sono la motivazione. Non entro in acqua con una tavola dal 2015, quando visitai l’Algarve. Mi ero ripromesso di tornarci quanto prima, mi sono anche comprato una tavola nuova, ma nel frattempo è arrivato agosto 2024. Oggi faccio all-in.
Salutiamo Heidi e Jens Ove, i cordiali proprietari della casa che ci ha ospitati per tre notti nella campagna del sud della Danimarca. CI siamo sentiti parte dello stile di vita hygge, un termine danese che descrive un senso di accoglienza, calore e comfort.
Tuttavia parto con il baule sopra il tetto dell’auto ancora aperto. Lo stress non mi ha ancora abbandonato. Grazie Ricciola per avermelo ricordato, così da non poterlo omettere dal mio racconto.
Ci svegliamo senza fretta né impegni, nella campagna danese. La prendiamo scialla, colazione in mutande e chiacchiere davanti ad una tazza di latte e cereali o te e Danish Butter Cookies .
In Danimarca ci sono solo sei stazioni con il GPL. Ne trovo una più o meno lungo la nostra direzione, per raggiungere Ribe. Imposto il navigatore e partiamo.