Alle 9.30 siamo in macchina, motori accesi. Nemmeno quando dovevamo spararci oltre 700 km ci siamo riusciti. Il potere del gioco è sottovalutato. I pargoli non hanno perso un solo secondo, sembravano dei soldati durante una esercitazione per ottenere una promozione. Sinistr, destr, sinistr, destr.
Anche questa mattina Richi si sveglia in preda a domande fondamentali: “papà, ma perché qui non c’è il bidet?” Improvviso una spiegazione plausibile. Probabilmente le troppe docce lo hanno insospettito.
Liberiamo il comodo e bell’appartamento di Stade, del quale ricorderò soprattutto i contro-davanzali che adoro, sposto l’auto e la carico di valigie, avendo cura di non parcheggiarla in posti vietati. Con chat GPT fotografo i segnali stradali e i cartelli per avere una traduzione simultanea, senza dover digitare parole troppo lunghe e complesse. Sono un fannullone.
Accennavo, ieri, a quanto sia fondamentale nella vita irrobustire la capacità di trasformare gli imprevisti in opportunità.
Bè, me la sono proprio chiamata. Avrei dovuto fare più attenzione, una delle legge dell’universo più conosciute è proprio quella per cui gli imprevisti non vengono mai soli. E soprattutto non devi chiamarteli.
Ma partiamo con ordine e prima di raccontarvi delle avventure bukowskiane di oggi volevo darvi la mia impressione su Stade, la cittadina che ci sta ospitando, e sugli usi e costumi locali.
Un viaggio porta sempre con sé qualche imprevisto. Altrimenti non è un viaggio. Ma ogni imprevisto può essere una opportunità, se sappiamo prenderlo nel modo più favorevole al nostro sentire.
Richi si sveglia con la febbre alta e questo mette un po’ di pepe al nostro itinerario immaginato, almeno per i prossimi giorni. Vediamo se sapremo rendere questo imprevisto una opportunità.
Comunque resta positivo e quando vede la mamma le dice: “oggi sei ancora più bella”. Lei si scioglie come neve al sole. Richi ha fatto giornata.
Col suo esempio ci insegna a mantenere una visione positiva, comunque vada: possiamo trovare le opportunità ovunque, in particolar modo proprio a braccetto con gli imprevisti.
Chi conosce i Chicago (gruppo rock statunitense, formatosi nel 1967 e autodefinitosi “band di rock and roll coi fiati”) saprà che il titolo del post (che richiama il titolo della loro canzone) dovrebbe essere “Saturday in the park”, tuttavia oggi è venerdì.
Come promesso, impostiamo la giornata sul totale relax e l’assenza di piani impeccabili. Non ci sentiamo vicini a Napoleon Hill oggi, siamo più dei Ted Lasso itineranti (o dei vagabondi del Dharma).
Ci lasciamo andare, ci facciamo trasportare dalla corrente, annusando il potenziale attorno a noi, senza meta. Unica direttrice Memmingen, perché ci serve una città con abbastanza parchi giochi da arrivare a sera.
Luoghi mai visti, linguaggi sconosciuti, volti ignoti e abitudini estranee.
Il tempo è vicino, per conoscere il diverso, per mettersi in discussione, per lasciare andare, per mettersi i vestiti di altri e poi andarci a fare un giro (cit.).