Verso Pont-Sant-Martin

Stamattina accendo il motore alle 8.22. In sottofondo Zoo Station degli U2. Un buon inizio.

Mi fermo a fare colazione al bar La Sosta. Uno di fianco a me fa: ” Monti al s’ha lasà sol un quel gratis: al cald!”. Semplice ed efficace.

Mi fermo anche a fare GPL e incontro Skande e Rudy che mi augurano buon viaggio. Parto.

Decido di andare “alla vecchia”: niente navigatore, solo carta stradale e bussola. E di evitare le autostrade, anche perché è il primo sabato di Agosto.

Mentre macino chilometri il programma di viaggio si definisce almeno per una tappa. Vancio ha prenotato l’aereo. Sbarca il 17 alle 13.10 a Edimburgo. Bella Vancio!

Attraverso campi di pomodori, mais e meloni. Mentre guido sulla mia squarciata e umida terra, ancora provata dal sisma, la mia parte altruista (oggi molto debilitata) tenta di sabotare il progetto con crescenti sensi di colpa, che faccio evaporare con soffi di fuoco. Ho bisogno di questo viaggio.

Alle 10.20 sono “già” a Suzzara. Il Po mi accompagna sempre. Mi perdo anche, nonostante la bussola, e percorro dello sterrato. Attraverso il fiume all’altezza di Cremona.

Verso le 12.30, a circa 20 km da Pavia, mi accorgo, leggendo indicazioni sulla strada, di essere sulla via francigena, parte di un fascio di vie, dette anche vie Romee, che conduceva alle tre principali mete religiose cristiane dell’epoca medievale (Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme). Il tratto che sto percorrendo e che mi accompagnerà per gran parte di questo viaggio fu descritto dal vescovo Sigerico, nel X secolo, quando lo percorse da Canterbury fino a Roma. Mentre passo io mi salutano due prostitute.

Mi fermo a Pavia per un pranzo veloce.

Sono le 14.00 circa quando un blues struggente di Slow Hand e B. B. King (album consigliatissimo per i viaggi in macchina), mi introduce nel territorio di Vercelli. Il mix è perfetto. Strade dritte e lunghissime che si srotolano su ampie e verdi risaie. Ci sono anche due pellegrini. Ma è solo quando vedo diverse mondine curve sul riso che mi ricordo dei racconti della Fedora, mia nonna, quando mi parlava delle sue stagioni in risaia. Ammazzava i serpenti con le mani, diceva.

L’ultima mezz’ora cedo alla fatica e accendo il navigatore dell’iPhone. Dopo 430 km di strada blu, verso le 16.20 arrivo all’Hotel Ponte Romano.

In questo momento piove a dirotto. Stanotte si dorme.

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