La via all’oceano

E’ il sesto giorno. Alle 9.30 sono in macchina. Accendo motore e radio. Solita boulangerie per comprare una enorme pasta all’uvetta e Minute Maid all’arancia. Ci metto mezz’ora ad uscire da Reims. Le grandi città vogliono sempre che tu vada in autostrada e si dimenticano delle strade blu.

Il sole è pallido e si nasconde, timido, dietro le nuvole. Ai lati della strada vendono idromele. Non mi sveglio: ho bisogno di un “buon” caffè.

Laon è la prima fermata. Sta su un colle, città fortificata da tempo immemore. Le torri della cattedrale spuntano da sopra gli alberi, che le fanno da perimetro. E’ una tipica cittadina medioevale, tutte strade strette e tortuose, poco asfalto e tanto ciottolato. Parcheggio e mi faccio il caffè, rigorosamente in faccia alla cattedrale. Anche questa è notevole e leggo che fu usata come modello per quella di Chartres e Parigi. Riparto subito. Voglio arrivare a Calais in tempo utile per prenotare il traghetto del giorno dopo.

Nei miei brevi colloqui con camerieri, baristi e commercianti in genere, osservo che più salgo verso nord, più sono ben predisposti nei confronti dell’inglese.

Alle 12.00 il sole prende coraggio ed esce allo scoperto. Continuo a guidare con Mark Lanegan .

A S. Quentin ricevo un altro chiaro segno che devo andare in scozia: il Loch Ness Pub.

Ad un certo punto mi perdo. Mi serve acqua e frutta, così seguo le indicazioni per un market. Mi ritrovo. Lascio stare il market.

Ritornano campi di pale eoliche.

Proseguendo inizio a notare i primi cartelli di cimiteri americani, inglesi, canadesi, memorial, monumenti ai caduti. In questa terra si è data battaglia e ancora si respira l’atmosfera. O, forse, è solo una mia suggestione.

Un giorno, alle elementari, sul sussidiario, o qualcosa del genere, vidi un disegno di un paesaggio collinare, e una strada che andava su e giù, fra campi di grano e chiese di paese. A quell’età basta una immagine per vedere un mondo intero, svilupparlo, creare una infinità di particolari che l’immagine non ha e dargli forma. La distinzione fra fantasia e realtà arriva più tardi, col tempo. Non so per quale motivo mi ricordi, tutt’ora, di quell’immagine. Ad ogni modo, in questo viaggio, per diverse volte, mi è sembrato di essere stato letteralmente buttato in mezzo a quel mondo.

Alle 13.30 a circa 30 km da Arras, mi fermo ad un market Aldi lungo la strada e faccio il pieno di acqua, frutta e cracker. Sugli scaffali noto “Ravini Bianco”: l’aperitivo. La grafica simile alla più famosa bevanda. Fotografo un particolare per Leo.

Mentre mi sveglio un pò con i Jamiroquai , su una rotonda di un piccolo paese noto i cinque cerchi olimpionici con la bandiera inglese. Forse la fiamma imperitura è passata di qua.

Entro ad Arras: faccio due passi e scopro che hanno ricostruito una spiaggia proprio nella piazza fiamminga del centro storico, con sabbia, bandiere, ombrelloni, campi da beach… mentre fotografo la batteria della fotocamera mi abbandona. Riprendo la strada.

Ritrovo, su una rotatoria, i cerchi olimpici.

A Lens mi perdo e tiro fuori la bussola. E’ lei che mi dice se girare a destra o a sinistra per una quindicina di minuti, finché non mi ritrovo. I cracker sono praticamente dei salatini.

Alle 16.00 caldo e traffico sono insopportabili. Rimpiango le strade lunghe, dritte, fresche e vuote della regione dello Champagne. Attacco con i Led Zeppelin .

Anche a S. Omer (santo subito!) ritrovo i cerchi olimpici: sono sulla strada giusta.

Alle 17.10 sono a trenta chilometri da Calais, e ci sto arrivando da Ferrara senza un metro di autostrada. Mentre passo una curva, una mandria di mucche fa il tifo per me .

Vicino a Calais, il traffico cala, gli spazi si riaprono. Respiro. Sono in biglietteria al porto alle 17.40. Dieci minuti dopo ho il biglietto per la traversata di domani.

Calais si presenta male. Industrie, ciminiere, fumi, sulla circonvallazione.

Arrivo a fatica all’hotel. Ho prenotato una stanza “comfort”. Nei dintorni non riuscivo a trovare niente al di sotto dei 55 euro a notte e per pochi spiccioli in più ho preso al volo una stanza lusso, offerta a metà prezzo. Ho pensato che se dovevo spendere di più doveva valerne la pena.

Entro ed è …. ahhh… vasca idromassaggio, altoparlanti per iPhone, letto matrimoniale, macchinette per tè, tisane e caffè. Butto su i Sigur Ros, riempio la vasca e mi faccio un tè all’inglese. Mentre mi rilasso ascoltando la musica, immerso nell’acqua, fuori i gabbiani cantano insieme ai Sigur, Ben Harper e Jack Johnson. E gli asciugamani sono profumati. Esco rinato. Per stasera sono il Re di Calais.

Faccio una chiamata Skype ai miei ed esco per cena. Cerco ostriche, ma mi strafogo di cozze. Mentre le faccio fuori c’è Gotye in sottofondo, remix.

Domani lascio il continente.

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