Il miglior quartiere di Frisco

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Non dormivo così profondamente da mesi. Verso le 9.30 ci alziamo. Facciamo colazione con il biscotto offertoci gentilmente dall’hotel al momento del check in, ieri sera, e una tazza di caffè americano fatto in stanza con il bollitore.

La temperatura fuori non è propriamente estiva. Pantalone lungo. Facciamo il check out, prendiamo la navetta e andiamo all’aeroporto per il ritiro dell’automobile. La procedura ha inizialmente qualche piccola difficoltà, brillantemente superata dalla ragazza al customer service. Alla fine, comunque, usciamo vittoriosi dal garage con una rispettabilissima Chevrolet Malibù. Molto di più di quanto ci aspettassimo. Prendiamo la US 101 verso Frisco, accompagnati da Lonely Boy dei The Black Keys. Sono le 13.20.

Alle 14.30 una simpatica signora asiatica alla reception ci consegna le chiavi della nostra stanza al Red Coach Motor Lodge, la nostra dimora per un paio di notti.

Decidiamo di fare due passi per trovare da mangiare. Lungo il cammino, notiamo soggetti alquanto sospetti per i marciapiedi, ma pensiamo sia normale, siamo in America. Pranziamo pochi isolati più giù, da Annie’s Hot Dog, all’angolo di un incrocio. Ci beviamo una Classic Faygo pensando fosse una birra.

Riprendiamo la macchina per raggiungere il Pier 39 e Fisherman’s Wharf. Ci accompagnano per radio gli Eagles e Whitney. Qua strisciano sempre con la carta, anche per pagare 3 dollari di parcheggio lungo le strade.

Facciamo una lunga passeggiata tra gamberi fritti della Bubba Gump Shrimps, una corona e leoni marini. In un negozio di cianfrusaglie un anziano cinese ci consiglia i migliori locali hard della città, vantandosi di essere stato al red district di Amsterdam secoli fa.

Per la sera decidiamo di visitare North Beach, il quartiere italiano che ospitava la beat generation. Mentre cerchiamo di districarci tra decine di ristoranti italiani ci viene in soccorso Omar, italo americano, che ci conduce al Pantarei. Mangiamo un rispettabile piatto di linguine al nero di seppia e frutti di mare con un buon bicchiere di vino ed un caffè simil-italiano in chiusura.

Mentre facciamo due chiacchiere finali con Omar, capiamo il perché di tutte quelle facce gobbe nel nostro quartiere. E’ il più malfamato della città. Lo stesso Omar, dice, è stato lì accoltellato tre volte. Mentre torniamo in hotel, lungo le strade senza tetto dormono in tenda.

Decidiamo di evitare i due passi serali dopo l’arrivo in hotel.

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