Granita e cioccolato

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Stamattina fa un caldo pazzesco e ci rinfranchiamo con una granita al pistacchio. Ormai mi ci sto abituando a tutte queste granite siciliane e non so come farò fuori dall’isola. Enghivuc ci dà la ricevuta del pagamento delle tre notti completa di marca da bollo: mancava solo la ceralacca.

Prima di metterci in marcia passiamo dalla cantina Modica di San Giovanni a comprare quella buona birra di Noto che avevo assaggiato qualche sera prima e del moscato siciliano. Partiamo per le stradine che portano alla costa alla volta di Marzamemi. Le strade sono circondate da uliveti, alberi da frutta, vitigni verticali, cactus, agave, e tanta erba gialla, a volte bruciacchiata, mista a terra rossa. Ci fermiamo al bar Alla diga e mi rifaccio un’altra granita, stavolta alla mandorla, mentre scrivo un pò di blog.

Riprendiamo il viaggio verso Ragusa. Le strade, e i pezzamenti di terreno, sono delimitati da muretti di pietra calcarea bianca, e qua e là alberi solitari fanno poca ombra. Il sole è allo zenit. Mentre arriviamo in città ci godiamo la vista lungo la strada. La cittadina è abbarbicata su diversi pendii e vette sopra le colline, collegate fra loro da ponti e strade di vallata. Il paesaggio è insolito e affascinante. Alle 14 siamo arrivati nel bell’Hotel. Facciamo passare le ore più calde e poi andiamo a visitare Modica, città del cioccolato. Dopo una bella passeggiata su e giù per le scale ed i vicoli della città vecchia, non potevo farmi mancare una granita al cioccolato, appunto, e l’Ale ai gelsi, al Caffè dell’Arte. Con panna montata. Faccio anche il pieno di barrette di cioccolato di Modica nella Bottega Sicula (CioMod).

Torniamo a Ragusa, che fa concorrenza a San Francisco per i sali scendi. Ci prepariamo per la cena e andiamo a Ibla. Bufalino, poeta e scrittore disse di Ibla: “Bisogna essere intelligenti per venire a Ibla, una certa qualità d’animo, il gusto per i tufi silenziosi e ardenti, i vicoli ciechi, le giravolte inutili, le persiane sigillate su uno sguardo nero che spia.”.

Mangiamo al Federico II una cena discreta, dopo una passeggiata all’interno di questo gioiello incastonato fra le colline aspre e illuminato da una luna piena e agrodolce.

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