Sul pellegrinare

  

“Quando si viaggia, si sperimenta in maniera molto più concreta l’atto della rinascita. Ci si trova dinanzi a situazioni del tutto nuove, il giorno trascorre più lentamente e, nella maggior parte dei casi, non si comprende la lingua che parlano gli altri.

È proprio quello che accade a un bimbo appena nato dal ventre materno. Con ciò si è costretti a dare molta più importanza alle cose che ti circondano, perché da esse dipende la sopravvivenza. Si comincia ad essere più accessibili agli altri, perché gli altri ti possono aiutare nelle situazioni difficili. E si coglie qualsiasi piccolo favore degli dei con grande gioia, come se si trattasse di un episodio da ricordare per il resto della vita.

Nello stesso tempo, poiché tutte le cose risultano nuove, se ne scorge solo la bellezza, e ci si sente più felici di essere vivi. Ecco perché il pellegrinaggio religioso è sempre stata una delle maniere più obiettive per riuscire ad avvicinarsi alla illuminazione. La parola peccato viene da “pecus”, che significa “piede difettoso”, piede incapace di percorrere il cammino.”

Petrus, guida de “Il cammino di Santiago” di Paulo Cohelo

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