Dormirò sul bus

   
Il primo passo lo compio uscendo dalla porta alle 5.50 con il mio zaino da 8 kg, la mia reflex e gli scarponcini che mi regalò Marco, consapevole di aver appena terminato molto probabilmente l’ultima doccia degna di questo nome, per i prossimi 10 giorni. È ancora buio, ma gli uccellini sembrano ad un rave party.

Incontro poche macchine, uno che fa stretching prima di andare a correre e una signora che spazza il marciapiede davanti a casa: mi chiedo se abbiano problemi col sonno o se anticipino alcune attività giornaliere prima di andare a lavorare per senso del dovere.

Sono preoccupato ed eccitato come ad ogni partenza, come al primo appuntamento con una donna. 

Sul treno delle 6.32 per Bologna c’è molta più gente di quanto mi aspettassi. Spunta il sole.

Mentre Italo mi porta a Roma inizio a subire il terzo grado dalla mia parte più razionale, che si ostina a cercare un perché al desiderio di questo viaggio e non capisce che il perché è il desiderio di questo viaggio.

Poi il vociare di una scolaresca sul treno mi fa sognare sentieri isolati lungo la costa oceanica, e ritrovo in fretta il senso di tutto.

A Roma mi danno il benvenuto papaveri rossi e piccoli fiori gialli che crescono fra le pietre dei binari fra Tiburtina e Termini.

Considerati i due treni e l’autobus a Roma, valuto già come un primo discreto successo essere arrivato al gate con tre quarti d’ora in anticipo sull’orario d’imbarco.

Mi prendo una spremuta e un bicchiere di acqua del sindaco (il nome che gli autoctoni danno all’acqua di pompa).

Durante il volo inizio per la seconda volta “Il cammino di Santiago” di Cohelo. La prima volta fu molti anni fa. Alcuni passaggi mi ricordano perché mi era piaciuto tanto e perché contribuì a far sì che l’idea del pellegrinaggio si facesse strada fra in miei progetti.

“Un’imbarcazione è più sicura quando si trova in porto; tuttavia non è per questo che le barche sono state costruite.”

La vista è incredibile quando passo sulle Bocche di Bonifacio, e nuvole di panna e meringa mi ricordano che ho fame. Ma non è il caso di pranzare col menù Ryan Air.

Sbarcato a Santander il tempo è poco invitante, ma mi sento già a mio agio nelle vesti di pellegrino solitario. Ritengo di dovermi meritare un pasto andando in centro a piedi: boicotto il tragitto sicuro di Google Maps di 11 km, e opto per il mio personale tragitto, più rischioso, passando per accessi vietati lungo il porto di Santander. Inizio a parlare da solo.

Finalmente, con un risparmio netto di quarantacinque minuti sul tragitto Maps, fra le urla di gabbiani, arrivo alla stazione degli autobus, da cui partiró alle tre di stanotte. Mangio, mi copro e faccio manutenzione ai piedi.

Ora vado in cerc di tapas. Da domattina si inizia a camminare sul serio. 

Stanotte cercherò di dormire sul bus.

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