Il castagno centenario

  
I tappi di cera sono la vera svolta. Ti permettono di dormire 7 ore di fila in una camerata, anche se al tuo fianco un pellegrino fa tremare le pareti russando. E così ho fatto io stanotte. Mi sveglio alle 7.30 bello riposato, faccio colazione e mi dirigo all’appuntamento, 8.40 di fronte alla chiesa di Vilalba.

La mattina ci accoglie con una leggera foschia. Io ho già preso due pastiglie per prevenire i dolori alle caviglie e sopportare i prossimi 33 chilometri.

Questo tratto di cammino è davvero bello, per la prima volta mi sembra di fare un tuffo nel passato, nel medioevo. Passiamo attraverso aie di ruderi, galline per le strade ciottolate, cataste di fieno e legna, muretti in pietra, orti coltivati. Saliamo di quota e le punte degli alberi sembrano stiracchiarsi per uscire dalla foschia a fondo valle. Esce un tiepido sole e io tiro fuori la macchina fotografica.

Anche oggi lottiamo con il fango in diversi punti. Il bastone che mi accompagna ormai da tre  giorni si dimostra essenziale. Facciamo una sosta verso le 12.00 in un bar e conosciamo una pellegrina di Amburgo, che ha dormito nel mio stesso albergue un paio di giorni prima.

Esce un bellissimo sole, finalmente, e colgo l’occasione per stendere sullo zaino, con le mollette, il bucato del giorno prima.

Alle 14.30 pranziamo a Baamonde. Accogliamo al nostro tavolo Maria, la pellegrina di Amburgo. È sul cammino da 3 settimane. Mi torna il dolore alla caviglia e prendo un’altra pastiglia.

Alle 4, rinfocillati per bene, riprendiamo a camminare. Visitiamo il castagno di fronte alla chiesa di Santiago. 
Il secolare castagno (si dice di 700 anni) qualche anno fa sembrava che stesse per seccare. Un artista locale scolpì una effige mariana in un incavo dell’albero e il castagno miracolosamente si riprese. Questo raccontano. 

Passiamo il segnale dei 100 chilometri da Santiago festeggiando. Attraversiamo boschi e chiese isolate. Mi viene in mente quando sei giorni fa camminavo per strade vietate nel porto di Santander e mi sembra sia passata un’eternità.

Una mandria di mucche bianche e nere ci guarda incuriosita mentre passiamo ridendo a crepapelle per la stanchezza.

Passiamo il bel borgo di Santa Leucadia. Una signora robusta con i boccoli d’oro conduce con le sue braccia forti una carriola di legname.

Alle 19.30 raggiungiamo l’albergue a Lagoa. Ritroviamo Carmine che cucina pasta per tutti, Maria e altri pellegrini.

Ceniamo nel locale adiacente fra le urla dei locali che sanno guardando Deportivo Barcellona mentre Suarez segna il 4-0. Finirà molto peggio.

Mentre ritorno all’albergue sento il più grande concerto di rane mai sentito in vita mia.

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