La tappa più dura

  
Avrei dovuto immaginarlo al risveglio delle 7.00, ma io cerco sempre di rimanere ottimista. Le caviglie mi fanno male, e non ho ancora iniziato a camminare. Memore dei miglioramenti del giorno prima, mi faccio forza e decido di partire senza pastiglia antidolore preventiva.

Fatta la colazione, salutati Fra Lorenzo, Fra Santiago ed il loro aiutante Victor, visitata la bella chiesa sconsacrata adiacente al monastero, partiamo accompagnati dal sole gagliardo. Sono le 9.40.

Inizio da subito ad ascoltare un po’ di musica, ma non mi distrae dal dolore. La sinistra, che fino a ieri non mi faceva male, oggi mi fa vedere le stelle di Compostela (chiamata così perché si narra che le spoglie del santo furono trovate grazie ad una stella che brillava sopra un campo).

Prendo una pastiglia dopo un’ora di cammino, ma il danno è fatto. Il mio ritmo cala molto. Dopo un’ora ne prendo un’altra. E attendo, con impazienza, che faccia effetto. Sono obbligato ad eseguire uno degli esercizi che Petrus (la guida) insegna a Cohelo lungo il cammino: l’esercizio della velocità (camminare per mezz’ora o più a metà della velocità con cui si è soliti andare, per prestare maggior attenzione ai dettagli). 

A mezzogiorno, vicini a Boimorto, facciamo una pausa. Colgo l’occasione per darmi del Voltadol Forte (il Voltaren spagnolo) e farmi delle fasciature. Il sole viene coperto dalle nuvole, mentre le due pastiglie iniziano a fare effetto e a darmi un po’ di tregua, lungo la strada  che attraversa boschi, pascoli e campi coltivati.

Facciamo pausa pranzo a metà percorso. Sono le 14.00 circa. Il pulpo alla gallega è ancora una volta strepitoso.

Quando riprendiamo, riesco ad aumentare il passo e riprendo a cantare la musica che ascolto con gli auricolari. Il cielo si fa plumbeo e poco dopo inizia a piovere. Mi gusto i suoni naturali attorno a me e soprattutto il silenzio. Sulla cima di una salita l’asfalto fuma la pioggia.

A 5 km dall’arrivo ricominciano i dolori, questa volta alla destra. Considerata la “breve” distanza e il tempo che impiega la pastiglia a far effetto, decido di tenermeli. Saranno i 5 km più lunghi della mia vita, peraltro ostacolati da una serie di lavori in corso che ci deviano dalla strada pianificata. 

Alle 18.45 terminiamo i nostri 31 km ed entriamo nella pensione zuppi di pioggia ma pieni di eccitato entusiasmo per aver avuta la conferma da una pietra miliare che mancano 25 km a Santiago. Forti  fitte alle caviglie mi suggeriscono di prendere comunque una pastiglia domattina. 

Stasera mi gusto un letto, una doccia in camera tutta per me e una cena al piano di sotto.

Finora ho camminato circa 200 km in 7 tappe.

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