Tirolo on the road

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Quando ci svegliamo non c’è sole, ma nemmeno piove. Plumbeo come  a Novembre. Facciamo colazione, check out e lasciamo l’hotel percorrendo il vialetto di uscita, mentre le caprette ci fanno ciao. Accipicchia.

Compriamo un po’ di frutta, del formaggio e del pane per il viaggio, allo Spar del paese e salutiamo Fulpmes.

Per strada, mentre facciamo zappino radiofonico e intercettiamo per brevi secondi Radio Maria sotto il ponte che collega l’autostrada a Innsbruck , un paio di tizi si buttano giù dal ponte. Li vediamo poi schizzare verso l’alto, attaccati alla cavo del bunjee jumping.

Invece di fare il tragitto autostradale, decidiamo di viaggiare per strade blu, la B171 e poi la B178 che portano a Salisburgo, attraversando un pezzo di Germania. Lungo la strada notiamo moltissime attività che sfruttano il marchio “Made in Italy“, primi fra tutti ristoranti e pizzerie, ma anche negozi di vestiti e sportivi.

A Schwaz ci fermiamo per un cappuccio e una breve sosta. La cittadina si sta preparando per una festa: stanno montando stand musicali e gastronomici. La chiesa è davvero strana, e il convento sul retro misterioso. Qualcosa mi turba, ma non so dire il perché.

Alle 14.00 esce un po’ di sole. Raggiungiamo Kitzbuhel. Anche qua festa grossa. La bella cittadina medioevale si sta preparando per fare il panico durante il week end. Stand gastronomici lungo le strade, turisti ovunque, un sacco di dirndl e vestiti tipici che salgono e scendono le scale dei palchi dove suoneranno, musica tirolese e boccali di birra da un litro. Mi ricorda l’Oktoberfest. Non resisto e mi prendo un wurstel tipico, ripieno di formaggio, mentre passano in sottofondo Umberto Tozzi che dichiara il suo amore.

L’ultimo tratto di strada, consigliato dalla Lonely Planet “Svizzera, Austria e Germania on the road” rimane una piccola delusione. Le acque del torrente Saalach, che dovevano essere turchesi, ricordano quelle del fiume Po e un tratto di strada ricorda all’Ale la Romea. Tanta strada per niente.

Alle 17.00 un ragazzo non troppo simpatico ci registra al check in, in un Hotel qualche chilometro a sud di Salisburgo. Verso le 20.00 siamo già a zonzo per la città, che, con le sue eleganti piazze, piene di locali e gente che se la spassa, le strade tortuose, i suoi monti di roccia che la spaccano in tante parti, il castello, il fiume che la attraversa, mi fa subito un’ottima impressione.

Ceniamo da Swettler’s con piatti della tradizione austriaca molto buoni serviti gentilmente, in un tavolo che condividiamo con altre tre persone, come vuole l’usanza del luogo. Sono italiani all’estero, cervelli in fuga, e parlano per lo più di video games. Facciamo due passi digestivi e arie liriche ci raggiungono dalle piazze, dove il pubblico segue le Opere, guardandole su maxi schermi. Siamo circondati da italiani in ogni dove.

Penso che Salisburgo valga la pena, che forse due notti a Innsbruck siano troppe, mentre qua siano poche, e che dove si fa la bella vita, c’è cultura, eleganza e bellezza, gli italiani ci sguazzano.

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