Il surf e la Teresa

È da un po’ di giorni che muovo i primi passi sulla polvere bagnata, tenendo le mani dei miei. Cerco di andare al largo e compagnia bella, ma questi matusa non me lo lasciano fare. 

             

Stamattina montagne altissime. Il mio babbo va giù di testa per gente che su assi di legno si fa le discese sulle montagne. Galgiardi, comunque. Io li imito sul bordo della piscina e qualche montagna mi schiaccia. Anche il babbo viene schiacciato e ruzzola con me, ma con un gesto disperato mi salva dall’acqua. Io d’altro canto non mi do per vinto mai e continuo a sfidare la piscina e le sue montagne maledette.  La sfianco. Non cedo. Risalito mi ostino a rubare i giochi da piscina altrui e compagnia bella, ma senza successo. Mattina eroica, anche il mio babbo me lo dice. Per una volta concordo.

Nel pomeriggio mi portano da una loro amica, una certa Santa Teresa. Mai vista, mi devo essere addormentato prima che arrivasse, dopo aver cenato con i miei al ristorante (loro si strafogano di pesce, io pappa e latte come al solito, ma faccio il pieno di pane carasau che adoro). Comunque il paese dove abita Santa Teresa è gagliardo, tutto pieno di case colorate e gente e nani come me e compagnia bella. Il mio babbo mi fa vedere la sua macchina acchiappa immagini ma poi non me la dà più, lo odio.

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