Noto, finestra sul panorama del Patrimonio Mondiale

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A colazione faccio amicizia con Iris, una pasta con evidenti problemi di personalità multipla: si crede un’arancina di riso, anche se è ripiena di crema pasticciera. Cerco di aiutarla a rivedere le sue posizioni, ma è troppo buona e la finisco.

Abdico al mio ruolo di accompagnatore della Tamascelli ed evito la visita guidata organizzata a tal proposito. Voglio esplorare da solo. Cerco l’avventura che non faccio più da molto tempo, il viaggio verso l’ignoto. Lo dico educatamente: voglio proprio cazzeggiare, ma alla grande; fare quelle cose che solitamente non faccio, prima fra tutte la barba. E annoiarmi, leggere le notizie della giornata, rimanere nel limbo dell’indecisione su cosa farne di questa mattina, prendere una granita al pistacchio seduto ad un tavolino nella piazzetta del Teatro, per circa un’ora e osservare il barista che serve ai tavoli intonando “Questo è il tempo dell’amoreeeee”. Me la spasso. Mi immergo nella città. Mi perdo, finalmente.

Respiro.

L’accento siciliano che arriva dalla strada mi fa sembrare di essere in una puntata di Montalbano. Fra arancine e cassatine al Caffè Sicilia, rotoliamo verso il pomeriggio. Poiché la giornata è uggiosa, ventosa e a rischio pioggia decido di non spostarmi e di partecipare all’apertura del  IV Meeting delle Associazioni Europee del Patrimonio Mondiale patrocinato dall’UNESCO al teatro Tina di Lorenzo. Il teatro è permeato di aria antica: penso a tutte le persone che sono state al mio posto prima di me, ad ascoltare opere o a ridere guardando commedie.

La platea è piena e molti ospiti si alternano sul palco, dai rappresentati dei siti del Val di Noto, a quelli dell’organizzazione UNESCO, a esperti di comunicazione. Gli argomenti trattati ed alcuni interventi mi interessano ed incuriosiscono.

Responsabilità è una delle parole che ritorna di più nei discorsi, e l’altra è consapevolezza: essere consapevoli dei beni, del patrimonio e dei valori ereditati dal passato implica responsabilità nei confronti dell’agire futuro, delle prossime generazioni.

Il tema principale è legato alla comunicazione della cultura, partendo dalle scuole e arrivando ai media tradizionali e nuovi, evitando l’abusata volgarizzazione del messaggio per attirare interesse pruriginoso, così tanto di moda oggi, e puntando su storytelling coerente ai contenuti e ai significati che si vogliono divulgare. E se la lingua è comunicazione, la lingua è certamente cultura. Per questo la Cademia Siciliana sta traducendo in siciliano la rivista Courier dell’UNESCO.

In Europa ci sono oltre trecento siti Patrimonio dell’Umanità e l’Italia è la nazione che ne ospita di più. Tale Organizzazione nasce per promuovere la pace attraverso cultura e conoscenza. I siti dichiaratI dall’UNESCO Patrimonio Mondiale sono scelti per raccontare un percorso di civiltà, per non dimenticarla, per tutelarla, per potenziarla, per valorizzarla.

Anche il tema dello sviluppo sostenibile, a me caro, viene ricordato: esempi sono il cicloturismo e il turismo esperienziale, pensato per assistere e ampliare le conoscenze del viaggiatore che desidera approfondire la cultura e la tradizione del luogo e di immergersi a pieno nella vita degli abitanti e nelle loro abitudini quotidiane.

E, l’idea che il viaggio promuova la cultura, mi piace assaje.

Un’altra parola a mio avviso interessante utilizzata nel convegno è contaminazione. Frequentemente, al giorno d’oggi, ha un’accezione negativa (per esempio in campo ambientale), ma chi può negare il fatto che la nostra cultura, quella italiana, ed in particolar modo quella siciliana, derivi dal contributo di tantissime culture, lingue, religioni e culti diversi e che, di conseguenza, contaminare, in ambito culturale, rappresenti un valore aggiunto?

Viene citata anche Ninive, l’antica città della Mesopotamia, e mi viene in mente la bella canzone di Battiato.

Nel frattempo diluvia. E torniamo in camera bagnati.

La preparazione per la serata di gala passa attraversa l’attenta visione di un tutorial che illustra come farsi il nodo alla cravatta in cinque semplici mosse: non mi viene un granché. Chiedo aiuto ad Ale.

La serata appartiene ad altre epoche: stanze del Palazzo Nicolaci, lampadari di cristallo, pianoforti antichi, vista sui tetti illuminati da luce di crema, violino, eleganza e sfarzo. Sembra il film de Il Gattopardo. Manca solo il frusciare dei vestiti delle signore sui pavimenti di ceramica finemente decorati.

Ma questa è un’altra storia.

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