Mare mare mare

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Un sole poco convinto viene, finalmente, a darci la sua benedizione. Mi sveglio inaspettatamente con “Bite your lips” di Elton John nella testa e non riesco a spegnerla. Ho il rock and roll nel sangue.

Dopo una colazione più morigerata del giorno precedente, trascorro la mattinata ad ascoltare gli interventi delle associazioni collegate ai siti Patrimonio Mondiale, che descrivono i loro progetti di valorizzazione e comunicazione. Scopro che Transport for London ha registrato il logo della Metro e grazie alle vendite di gadget e merchandising garantisce investimenti costanti per il miglioramento delle sue linee. Allo stesso modo il comune di Parigi ha registrato il brand Ville de Paris che sfrutta commercialmente per ricavare risorse per la promozione culturale e turistica della città. Ma la vera chicca riguarda il museo Louvre di Abu Dhabi:  lo Sceicco ha pagato otre 400 milioni di euro al Louvre di Parigi solo per chiamarlo con lo stesso nome. E vengo a conoscenza del Wadden Sea, una regione di spiagge, lagune salmastre, dune, paludi, praterie umide e campi coltivati che ospita oltre 10.000 piante e animali diversi e rappresenta uno dei principali punti di sosta del Nord Europa per gli uccelli migratori.

Il sole si fa sempre più entusiasta e io con lui. Dopo pranzo decido di andarmene, accendo il motore della mia Ford Fiesta noleggiata, abbasso i finestrini, alzo il volume della radio a palla e sgommo sull’asfalto per raggiungere il mare. Percorro strade basse fra ulivi, palme, muretti di pietra, pecore, fichi d’india, serre di pachino a perdita d’occhio, mentre Nikki su radio Deejay sta delirando tra metallo pesante e musica latina.

Arrivo alla Terrazza dei due mari, a Portopalo di Capo Passero, un anfiteatro che guarda la piccola isola di fronte. Il sole è tiepido e il vento, gagliardo, fa correre veloci le nuvole bianche. Una coppia di stranieri si avventura in spiaggia per abbronzarsi. Me ne rimango lì, inebetito, a guardare quella immensa massa blu che litiga fra le due correnti, quella del Mar ionio e quella del Mar Mediterraneo. Gabbiani e passeri volano controvento e rimangono sospesi, immobili, nel vuoto, mentre un pescatore si posiziona in spiaggia, nei pressi del bagnasciuga, e sfida le onde tirando il suo piombo contro l’orizzonte. Mi prendo una granita ai gelsi ed un caffè, mentre familiarizzo con i miei più timidi pensieri. Mentre ritorno, al tramonto, mi chiedo quale strana ragione possa indurre un uomo a lasciare i sacchi di immondizia sparsi per le strade di questa sua meravigliosa terra. Non trovo risposte convincenti.

Al mio arrivo, Noto è presa d’assalto: la notte bianca mi ostacola il parcheggio. Dopo cena finiamo spettatori di un ballo storico, ispirato a quelli de Il Gattopardo. Stavolta lo strisciare dei vestiti contro il pavimento lo sento bene. Mi sento un pesce fuor d’acqua, ma sono incuriosito da persone così distanti da me. Fortunatamente, poco dopo, ci imbattiamo in un concerto di strada, di musica popolare siciliana: il trio canta del mare, di naviganti e viaggi e respiro aria familiare.

Mi abbandono alla notte di Noto, accompagnato dalla luna sfuocata, da una piacevole compagnia al femminile, dai fuochi artificiali e dalla musica, amica insostituibile, che mi sorprende agli angoli delle strade color panna della città.

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