No, no e nooooooooo

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La giornata inizia con il piede sbagliato, si dice così vero? Sono arrabbiato e ad ogni richiesta dei vecchi ho una sola certezza: no, no e noooooooooooo (il tutto espresso ad un adeguato livello di decibel). Non la prendono benone.

A colazione parto tranquillo, così come nella passeggiata che ci porta al mare. Ma arrivati in spiaggia cambia tutto. E peggiora sempre. Prima mi vogliono comprare delle scarpette per camminare sui maledetti sassi, ma perché non è tutta sabbia? Poi non riesco a fare il bagno perché per me l’acqua è troppo fredda. Poi mi dicono di andare con loro in braccio a vedere i pesci e compagnia bella, ma io proprio non ci voglio andare a vedere i pesci; e se ci sono ricci o squali, come la mettiamo? Questo mare è scomodo e proprio non mi va giù.

Dicono che domani andiamo in una spiaggia nuova, con più sabbia e che mi prendono una vestito per fare il bagno nell’acqua fredda, la muta, e allora decido di rilassarmi con una pista da biglie sulla sabbia. Meno male che ci sono le biglie.

Poi, sarà che faccio degli attacca e stacca con la mamma o sarà la promessa del gelato nel pomeriggio, o della visita alla piazza che ha il pavimento illuminato di notte, ma a pranzo sono proprio sereno: ho una fame enorme e stresso il babbo con la ossessiva ripetizione di “ho fame” finché non finisce di cucinare. Un uomo sull’orlo di una crisi di nervi. Stermino il piatto di pappa e mangio anche pesca e uva, mentre faccio con lui quel gioco simpatico chiamato “oppure puoi dire”, in cui mi traduce in ferrarese quello che facciamo nella giornata. Rido di brutto, anche perché gli riempio la bocca di chicchi di uva piccoli piccoli, asprissimi, e lui fa certe facce da pazzerello e compagnia bella…

Nel pome andiamo a prendere questa benedetta muta per davvero, e poi è una escalation di successi: un sacco di giostrine vista rossissimo tramonto sul mare, cena a fianco di un gruppo di tati che suonano e io che ballo fino allo sfinimento, arrampicata sui muri dei palazzi di Zara, gelato enorme e visione del pavimento che si illumina di notte. Gagliardo.

Svengo al ritorno in macchina ascoltando Curtains di un certo Elton, Elton John.

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