Olive e taralli

Ci svegliamo ancora nella città bianca e, invece di partire, ci facciamo un bel giro per tutta la mattina. Continuiamo a mangiare tette di monache, che continuo ad apprezzare, anche in gusti differenti. Ci perdiamo per le strette stradine del centro, mi diverto un sacco. Partenza alla grande.

Passiamo da forni a pasticcerie, da bar a gelaterie, e ancora bar. Siamo inarrestabili. L’ultimo di questi è la prima pasticceria del mattino, però questa volta ci buttiamo sul salato. Arrivo che mi sono appisolato, ma poi mi butto su taralli e olive, belle grandi e dolci, lasciando perdere i noiosi panzerotti. Di olive e taralli ne mangio una montagna, poi salgo e scendo dalle scale dell’entrata per digerire.

La spensieratezza, comunque, non poteva durare per molto e, infatti, mi rimettono sul seggiolino dell’auto.

Ripartiamo, non sia mai che ci rilassiamo troppo.

Per fortuna mi addormento subito e faccio il viaggio senza accorgermene. Quando mi sveglio siamo in un’area di sosta con lo scivolo e la moto a molla. Mi sgranchisco qualche minuto le gambe con il mio fratellone. Poi, di nuovo in macchina. Arrivo esausto. Anche gli altri della cumpa.

La nuova casa è nascosta, dietro un piazzale di un grosso edificio con una croce e un brutto giardino con tante cose abbandonate e un cane nero che imito abbaiando insieme a Frenci, mentre aspettiamo la tata in ritardo per entrare.

Non mi pare un gran che come finale di stagione, ma il cane bianco del nostro giardino è simpatico. E a dirla tutta non sono nemmeno sicuro sia la fine di stagione.

Però, la sera è scoppiettante. Dopo un accordo con il Matu su come gestire i tempi al ristorante, mangio diversi piatti. Nell’ordine: pane con le verdure e la salsiccia, gnocchi al pomodoro, arrosticini. Poi giochiamo per un sacco di tempo sulle giostrine dietro il ristorante con altri bimbi, nella notte stellata e profumata, e a guardare polli, pappagalli, conigli e pavoni dentro le gabbie, a scendere dallo scivolo e a salire sulle scale.

Non mi divertivo così da un po’.

Che sia latte o che sia uova, l’estate è magica.

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