
Ci svegliamo con calma. Dal terrazzo del sesto piano osservo donne volontarie pulire il parco giochi dei bimbi dai rifiuti.
Lasciamo Lione coperto di nubi, che piovigginano un po’. Ce ne andiamo volentieri, è ora di rimettersi in marcia.
Prima però facciamo sosta in una boulangerie di periferia per la colazione e facciamo il pieno di GPL, che costa caro, ma sempre la metà di benzina e gasolio. Tra l’altro la tavola sul tettuccio mi costringe a velocità di crociera così rilassate, che i consumi si riducono al minimo.
Facciamo pausa pranzo frugale ancora una volta, direttamente nel parchino di una piccola città d periferia (Montmarault), insieme ad una famiglia di francesi, anche loro in viaggio e in cerca di divertimento per le loro piccole figlie.
Ci rimettiamo in viaggio e fino alle 17.15 maciniamo chilometri, tra pisolini, canzoni e storie di paura. Inizio a sentire la stanchezza delle notti in bianco e dei chilometri percorsi fino ad ora.
La nostra nuova dimora si trova a Veuzain-sur-Loire. Ci attende il proprietario Jean, elegante ma completamente francofono, non lo capisco granché. La casa è deliziosa, spaziosa, due camere da letto, area esterna per relax e giochi, auto parcheggiata a due metri dalla porta d’ingresso. Peccato starci solo una notte.
Passiamo un’oretta tra tiri a canestro, partite a bocce e a birilli di legno numerati. Mi faccio un tè nero.
Facciamo un programma dettagliato per la serata, ma si mette a piovere e salta tutto. Il destino ha in serbo diverse sorprese.
Decidiamo di andare a cenare a Fou d’Loire, un ristorantino incantevole, lungo il Loira, ma è pieno. Nel frattempo la pioggia si interrompe. Mentre percorriamo a piedi la strada lungo la quale si snoda il paese, in cerca di un’altra location (come direbbe Borghese) notiamo un mercatino con vendita di cibo sul lungo fiume. Decidiamo di mangiare “a mani nude”: mezzo pollo, pizza francese al trancio, tortino di granchio piccante e hot dog, su un tavolo di legno in faccia al Loira, in compagnia di diverse api e vespe intontite.
Mentre ceniamo osserviamo il passeggio: un tizio ha l’automobile con la carrozzeria che sembra una pagina di un diario delle medie e mentre guida picchia le bacchette di legno da batteria sul volante: Richi è estasiato. Mentre cantiamo “Nessun rimpianto degli 883” un uomo che passeggia si unisce al nostro coro, non capisco se è italiano o fan francese. Adoro i pazzi e qui ne troviamo parecchi.
Poi andiamo in riva al fiume a tirare sassi, facciamo a gara a chi li fa saltare di più sulla superficie, Esce un tramonto spettacolare e si levano in cielo diverse mongolfiere, mentre le classiche chiatte seguono la corrente del fiume per un ultimo giro nell’ora più bella.
Sento in lontananza della musica. Avviso la ciurma, non vengo creduto. Mi incammino, mi seguono. Prendiamo la macchina e andando “ad orecchio” arriviamo al parco giochi del paese, sul lungo fiume, dove saremmo voluti andare prima che i programmi saltassero causa pioggia. Un chiringuito con cucina, preso d’assalto, offre cibo e bevande, mentre un band suona musica tzigana e la gente del posto si sfida a bocce e a birilli di legno, oppure balla, oppure tiene d’occhio i bambini che saltano come scimmie tra scivoli, arrampicate e percorsi ad ostacoli.
Mi ricorda la scena del bel film Chocolat, il paese in festa lungo il fiume insieme ai vagabondi musicisti tzigani. Restiamo ancora quasi un’ora, nonostante la stanchezza e ci immergiamo nell’atmosfera della festa di paese.
Il letto può attendere ancora un po’.