
Passo la notte praticamente in bianco, incerto se la causa sia da attribuire alle penne alla vodka (che non mangiavo da almeno 20 anni, e c’era un motivo) della Vecchia Camelot o alla mia età.
Facciamo colazione in camera, ci beviamo l’ultimo cappuccino prima di lasciare la bell’Italia a “Il tè delle cinque”, la Ricciola ritira la vincita di ben cinque euri del gratta a vinci dal tabaccaio, carico l’auto scambiando due chiacchiere con un cinese che consegna bevande agli esercenti del centro e poi accendiamo i motori alle 10.15: destinazione Lione.
Attraversiamo il traforo del Frejus e facciamo pausa pranzo su una panchina di Chambry, con una spesina fatta da Carrefour, a base di frutta fresca e secca e panini pronti.
Io e Ale ci prendiamo un cafè aux lait al Cafè de la paix e incontriamo Marco, autoctono che ha la casa vacanze vicino a Bassano del Grappa (Fastro). Spiaccica qualche parola di italiano ed è molto socievole. Da lontano ammicco a Mini, il terribile Chihuahua del proprietario del cafe, cercando invano di farlo smettere di abbaiare al nulla.
Alle 15.45 siamo a nord di Lione. Prendiamo possesso del nostro appartamento al sesto piano di un palazzo stile sovietico, nei pressi del Parco della Tête d’Or. La padrona di casa ovviamente non sa l’inglese, ma è simpatica. MI faccio sei piani di scale con il surf, perché non entra in ascensore.
Dopo un breve momento di relax, ci dirigiamo in centro. Parcheggiata l’auto, dopo circa 40 minuti a piedi attraverso il centro sotto il sol leone è proprio il caso di dirlo), prendiamo la funicolare che ci porta al belvedere con vista città dell’alto. Abbiamo solo fame e sete. Torniamo ai piani bassi.
Mentre cerchiamo un luogo per fare l’aperitivo un sax stonato suona “My way”. Grazie alla Ricciola, che ne sa un più del Diavolo, Approdiamo al bar Le Florian, una tentata replica del mitico “”Caffè Florian” il caffè più antico e famoso in piazza San Marco a Venezia, fondato nel 1720 da Floriano Francesconi. L’atmosfera soffusa con dorature, quadri e velluti è affascinante. Non sono stato nell’originale ma questo mi piace molto. Beviamo due communard (un drink a base di vino rosso e sciroppo di ribes), un tè alla pesca e un succo alla fragola.
Ceniamo a base di deliziosi piatti tipici (polpetta di luccio, insalata lionese, filetto di salmone, ravioli) in un tavolino all’aperto, lungo una stradina pedonale in un tipico bouchon e ci pieghiamo in due dalle risate (Frenci e Richi danno il loro meglio) risate che continuano anche durante i quaranta minuti a piedi nella serata estiva per raggiungere la macchina, intervallate da cori notturni di canzoni italiane, tra ponti, luci riflesse nell’acqua, balli e musica di feste improvvisate sulla riva del fiume.
Me la sono bevuta tutta questa indimenticabile notte d’estate vagabonda.
Sono le 23.30 e i piccoli stanno dormendo da pochi minuti.
Domani raggiungiamo la Loira.