
Ho deciso, non mi taglio la barba fino al ritorno. Voglio vedere l’effetto che fa.
Anche questa mattina facciamo colazione in casa, pane burro e marmellata, ma salto il caffè e vado di tè. La giornata è fresca, ma solare. Abbiamo in programma Nantes e Les Machines de l’île.
Prendiamo la strada per la città e arriviamo a destinazione verso le 11.00. Les Machines de l’île è una delle attrazioni turistiche più famose di Nantes, situata negli antichi cantieri navali. Vale la pena conoscere la sua storia perché è un esempio interessante di come si possa trasformare il passato industriale in un polo di creatività e turismo internazionale.
Per secoli, l’Isola di Nantes è stata il cuore pulsante dei cantieri navali Dubigeon, dove venivano costruite grandi navi commerciali. Alla fine dei selvaggi anni ’80, a causa della crisi del settore, i cantieri chiusero definitivamente, lasciando un grande vuoto economico, sociale e urbano nel centro della città. Per anni le grandi strutture d’acciaio (le Nefs) rimasero abbandonate.
Nei primi anni 2000, il comune decise di riqualificare l’area. Invece di demolire il passato industriale o cederlo interamente alla speculazione edilizia, scelse di puntare sulla cultura.
Nel 2004, l’unione tra la municipalità e due artisti visionari cambiò tutto. François Delarozière era scenografo e direttore artistico della compagnia La Machine e Pierre Orefice era produttore teatrale e profondo conoscitore del teatro di strada. I due proposero di riutilizzare i vecchi capannoni industriali e i binari aerei per dare vita a un “bestiario meccanico vivente” ispirato alla natura e al movimento
Il progetto è stato costruito fondendo tre elementi chiave della cultura locale e globale. Innanzitutto Jules Verne, Il celebre scrittore di fantascienza, che nacque proprio a Nantes nel 1828: il suo spirito d’avventura e i suoi viaggi fantastici pervadono l’intera opera. Poi Leonardo da Vinci: l’approccio scientifico, i disegni anatomici e i complessi ingranaggi dei suoi automi rinascimentali sono la base tecnica di ogni macchina. Infine l’archeologia industriale: le strutture originarie dei cantieri, i metalli grezzi e il legno celebrano e mantengono vivo il ricordo del lavoro degli operai di Nantes.
Restiamo fino a metà del pomeriggio, fra enormi ragni, colibrì, bradipi, formiche, uccelli meccanici e un enorme elefante che con sguazza il pubblico con la sua proboscide di ferro, legno ed circuiti elettrici. Sembra davvero di essere in un mondo fantastico. Frenci e Richi sono entusiasti.
Poi ci dirigiamo nel centro di Nantes a fare due passi, mangiare una crepe e rilassarci in un parchino. Compro anche il mio prossimo taccuino per appunti. Il Centro Storico (Bouffay) è un reticolo di strade medievali e acciottolate pieno di locali, bar e tradizionali crêperie bretoni. Al centro la magnifica cattedrale gotica di San Pietro e San Paolo mostra i suoi gargoyle.
Faccio foto. Di fianco al parchino c’è un campo da calcio ad ingresso libero su erba sintetica. Ci giocano decine di bambini, durante una improbabile partita. Il campo ha una particolarità, è un semicerchio, le due porte non si guardano, guardano dalla stessa parte. Nel centro del cerchio uno specchio circolare riflette l’immagine di un campo da calcio rettangolare in cui giocano giganti. Effetto interessante.
Ceniamo in un ristorante asiatico, Frenci prova il sushi, ma non apprezza. Richi prova la salsa di soia e apprezza.
Nantes è una delle città più giovani, dinamiche e creative di Francia, situata sulle rive della Loira, a circa cinquanta chilometri dall’Oceano Atlantico, unisce in modo unico lo spirito storico della Bretagna (di cui è stata la capitale storica) con una spiccata propensione all’innovazione.