
Facciamo colazione in casa. La mattina è grigia, ma col tempo si apre. Fa fresco e ci mettiamo la felpa. Scopro chi è il personaggio che hanno raffigurato con una statua sulla piazza vista oceano del paese e che si trova in ogni angolo, anche nel nostro appartamento.
“Le vacanze del signor Hulot” è un film del 1953 diretto e interpretato da Jacques Tati, il primo lungometraggio nel quale appare il personaggio di Monsieur Hulot. La location scelta per le riprese fu proprio Saint Marc Sur Mer, la stazione balneare che ci sta ospitando. Non sono propriamente un amante del cinema francese, ma credo che me lo guarderò prima o poi.
La mimica di Tati, basata sulla tecnica recitativa del Gramelot, trae la sua origine dai grandi del passato come Buster Keaton e Charlie Chaplin ed è fonte d’ispirazione dei futuri Jerry Lewis, Peter Sellers, Mr. Bean (per quest’ultimo anche nell’idioma buffo) e anche l’italiano Dario Fo (fonte Wikipedia).
Facciamo gli auguri alla mia incedibile nipote Aida con una videochiamata e poi cerco di programmare i giorni avanti in base a onde e maree. Non ci riesco, neanche con l’intelligenza artificiale. Tra l’altro pare essere una settimana molto sfortunata per chi, come me, cerca del movimento. Le previsioni sono per tacchini, direbbe Taleb.
Decido di andare alla vecchia, scendo in spiaggia e guardo cosa mi aspetta. Calma piatta, di nuovo. Le uniche onde sono quelle generate dai motoscafi che si godono la crociera sul mare tranquillo. Mannaggia, ieri mi ero illuso. Ma io credo ancora nei miracoli.
Passiamo la mattina in spiaggia a giocare con racchette di legno e pallina (Frenci) e a salvare meduse (Richi). La giornata inizia a scaldarsi, piacevolissima. Faccio foto.
Decido di spostarci. Claude dice che nel pomeriggio potrebbe esserci una possibilità di surfare a sud del Loira. Prendiamo il lungo ponte e sbarchiamo alla spiaggia dell’Ermitage. La scuola di surf è chiusa, brutto segno. C’è un vento pazzesco. La spiaggia è immensa, lunghissima in tutte le direzioni. Cerchiamo un parchino per pranzare riparati, con panini di baguette ripieni di formaggio e pomodoro. Poi torniamo in spiaggia, ma non migliora. Vento fortissimo dal mare, onde sporche, irregolari e sgraziate, bassa marea.
Ci spostiamo ancora, più a nord, in cerca almeno di un chiringuito che ci possa ospitare, mentre attendo che la marea risalga. Approdiamo al Moorea. Un duo suona Jack Johnson e Ben Harper. Ci svacchiamo su un divanetto vista oceano, mentre i nani giocano a fare Batman con il mantello (il telo da mare sulle spalle). Restiamo circa un’ora, ma la marea non sale e il vento continua a spirare da terra: onde basse e irregolari. Fuori solo tre bodysurfer adolescenti, che non prendono neanche un’onda, ma centinaia di kite che scheggiano come saette sulla schiena di Eolo.
Rinuncio al miracolo, per oggi. Torniamo alla base e ci prendiamo una birra, per consolazione, mentre Frenci e Richi fanno amicizia con un bimbo francese che non capiscono e sgranocchiano patatine. Penso che, almeno, alla fine di questa vacanza sarò diventato esperto nel fissare la tavola sui portapacchi dell’auto, per tutte le volte che ho fatto e farò la procedura.
Facciamo fuori mezzo chilo di pasta al pomodoro per cena. La piazza stasera è silenziosa, il passeggio assente. Dal nostro terrazzo si respira aria di calma, ancora.
Meglio sfruttare il momento per ultimare la programmazione della seconda parte della vacanza.