L’ultima ostrica della mia vita

Verso le dieci, dopo aver ricaricato la macchina per l’ennesima volta, prendiamo il ponte per Ile de Rè, l’isola di fronte a La Rochelle. Quest’isola della Charente-Maritime è una delle mete più esclusive e preservate della costa atlantica francese ed è soprannominata “Ré la Blanche“ per il candore delle sue case tradizionali.

In effetti quando arriviamo a La Flotte-en-Ré (classificato come uno tra i più bei borghi di Francia) ci sembra di essere all’incrocio fra un paesino di un’isola greca e le zone residenziali del lido di Spina. Per scherzare.

In effetti il piccolo paese di mare è davvero suggestivo, ma anche il resto dell’isola. Ampi spazi di campi di allevamenti di cozze mostrano la loro regolarità per la bassa marea. Le barche sono tutte in secca. Anche nel porto.

Parcheggiamo e facciamo un giro al mercato medioevale, raggiungendolo dal viale alberato parallelo alla costa. Faccio foto e acquistiamo un paio di bottiglie di Pineau da un vignaiolo indipendente locale e altri regali e poiché è terra di ostriche, ovviamente ne prendo e mangio sei, della qualità migliore e più fresca, per abbattere il rischio.

Hanno un sapore diverso dal solito e sono molto più salate. Dicono che grazie al perfetto incontro tra le acque dolci continentali e le correnti dell’Oceano Atlantico, queste ostriche sviluppano un sapore unico, iodato e con una caratteristica nota di nocciola. Sarà, io la nocciola non la sento, forse sento lo iodio.

Poi facciamo una sosta per fare uno spuntino (bello unto) e faccio qualche foto. Si vedono trattori al lavoro nella bassa marea, tra gli allevamenti di ostriche: sembrano campi agricoli, ma si spostano sul fondo dell’oceano. Alcune barche a vela tipiche, in secca, sono utilizzate come punti vendita di ostriche appena raccolte, insieme a calici e bottiglie di vino bianco francese. Una musica celtica viene passata in filo diffusione.

Cerco una birra da asporto, ma non la trovo. Ripartiamo. Ci fermiamo in un Carrefour a fare una spesa per i prossimi giorni. Nel frattempo, mentre ci spostiamo, sento lo stomaco in subbuglio, non come a Le Mont-Saint-Michel, ma comunque non mi sento bene.

Ora, il mio meccanico mi diceva che due indizi fanno una prova. E se conto anche le ostriche che ho mangiato a Natale gli indizi sono tre. Forse il mio idilliaco rapporto con il mitile ignoto termina qui. Ogni amore è destinato prima o poi a cambiare. Forse sono vecchio, forse loro non mi vogliono più. Ad ogni modo decido che questa è l’ultima mia ostrica. Della vita? Vedrò. Ma sento l’esigenza di prendermi una pausa molto lunga. Mi accontenterò d’ora in poi di fragole e Champagne. E sicuramente seguirò il consiglio di Richi: “papà a Bordeaux, non devi prendere le ostriche, ma una cotoletta di pollo”.

Arriviamo a Bordeaux alle diciassette. La casa è eccezionale. Su tre piani, grande e bella, con giardino interno e un grande bagno degno di questo nome. Il problema è che ci sono quarantatré gradi e non c’è l’aria condizionata. Per fortuna ha grossi muri di pietre e l’unica facciata con finestre sull’esterno è rivota verso nord. In casa la temperatura è più mite che fuori.

Ci sistemiamo, io cerco notizie per la surfata (incrocio le dita) di domani. Non tira una bella aria, il caldo di questi giorni ha alzato l’allerta incendi. Meglio non andare a Lacanau Ocean dove avrei voluto, ma dirigersi più a nord. Mi immagino una scena de “I promessi sposi” in cui un bravo dice: “questa surfata non s’ha da fare”.

Andiamo in centro per la cena, Intanto io mi sono curato con una Coca Cola. Sul lungo fiume bambini giocano con fontane e specchi d’acqua artificiali per refrigerarsi. Per quel poco che vediamo Bordeaux è bella, elegante, raffinata e curata. Credo ci divertiremo.

Seguiamo un consiglio da AI di Google per un ristorante, ma è pieno. Di fianco notiamo non pizza degna di nota. Ci buttiamo, alla vecchia. Bartolo fa una pizza che spacca. Eccezionale. Mi sembra di essere a Napoli. La Margherita ammazza l’ostrica e io torno nuovo, rinato. Dio salvi la pizza.

Domani carico la tavola sul portapacchi e, incendi permettendo, provo a cadere da qualche onda. Ma con stile.

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