
Raccogliamo tutta la nostra vita degli ultimi sette giorni all’interno delle valigie, carichiamo in macchina, facciamo colazione alla boulangerie sotto casa, restituiamo la chiavi a Nathalie, facciamo fare due giri di giostra a Frenci e Richi come ultimo saluto e poi lasciamo Saint-Marc-Sur-Mer.
La missione della giornata è trovare un paio di occhiali certificati ISO 12312-2 per vedere l’eclisse solare prevista per le venti. La Rochelle (la città che ci ospiterà per una notte), pare essere uno dei luoghi migliori in cui vederla.
La mattina scorre in macchina, fra campagna, paludi, mucche e case basse e bianche. Durante in nostri viaggi di trasferta due sono i grandi successi che vanno per la maggiore: gli 883 e dei podcast che raccontano storie di paura. Non so davvero cosa preferire. Mentre procediamo ci fermiamo in un paio di farmacie per compare gli occhiali, ma è sempre tutto esaurito.
Arriviamo a La Roche-sur-Yon alle tredici e trenta. Capoluogo del dipartimento della Vandea nella regione dei Paesi della Loira, è indissolubilmente legata a Napoleone I, che nel 1804 rifondò completamente la città trasformandola in un modello unico di urbanistica militare e civile (Wikipedia)).
Ci sono trentanove gradi. Un umido pazzesco. Anche Richi si lamenta. Pranziamo al mercato coperto per cercare refrigerio. Dopo aver degustato delle mousse al cioccolato, passiamo prima in una libreria per collezionisti e poi nella piazza centrale, in cui è possibile giocare con grossi animali meccanici che si muovono grazie a sistemi elettrici e pneumatici disponibili per tutti.
Riprendiamo il cammino e mentre usciamo dalla città battiamo altre quattro farmacie, ma senza risultato. Nel cielo pomeridiano moltissime piccole nuvole bianche si rincorrono sullo sfondo blu.
Arriviamo a La Rochelle alle diciassette e un quarto. Scarico tutta la macchina e vado a cercare parcheggio. Per fortuna è presente Easypark e non ho bisogno di spiccioli. Caldo torrido, ma in calo.
MI faccio una doccia e poi facciamo una passeggiata per il centro. Dalla nostra casa al porto vecchio ci saranno circa quindici minuti a piedi. La città è bellissima, piena di scorci in pietra bianca, strade lastricate, negozi, bar e ristoranti, bella gente. Una città di mare viva ed elegante. Affacciata sull’Oceano Atlantico e protetta dalle isole di Ré e Oléron, vanta una ricca storia medievale e una forte tradizione marittima. Continuiamo la nostra ricerca occhiali, ma tutti gli ottici e le farmacie lungo la strada principale hanno esposti cartelli che ne comunicano l’assenza. Arriviamo al parco che arriva fino all’oceano e che contiene animali (principalmente polli e volatili) . Dopo una sosta ci indirizziamo verso il porto vecchio per un aperitivo. Migliaia di persone si riversano al limite della città, tra il porto e la spiaggia, guardando verso ovest, con gli occhiali certificati che non abbiamo trovato, per gustarsi l’eclisse. Noi ci beviamo il Pineau des Charentes, un tipico aperitivo locale a base di vino liquoroso. La leggenda narra che sia nato nel 1589 per l’errore di un vignaiolo che versò per sbaglio del mosto in una botte contenente già del Cognac. Un ottimo errore.
Provo a fare alcune foto all’eclisse, ma niente di buono, non ho l’attrezzatura adeguata. Anche con un tempo di 1/4000 non esce nulla di apprezzabile. Allora fotografo le persone che guardano l’eclisse.
Ceniamo in un cinese per soddisfare le voglie di Frenci e Richi, ma poi terminiamo la serata con una Guinness flambèe, tipica di un pub sul porto. Passeggiamo tra buskers, bancarelle, spettacoli, musica, risate e locali fino alle ventitré, poi ce ne torniamo a letto.
Peccato davvero farci solo una notte, La Rochelle è stata una bellissima sorpresa, voglio tornarci. Mi sono sentito a casa e mi ha fatto divertire e meravigliare.
Ma adesso l’onda mi chiama,