Copenaghen by night

La prendiamo con calma. Sappiamo di voler vivere la notte danese e quindi ci svegliamo molto tardi. Mentre facciamo colazione e ci prepariamo per uscire, rifletto sulle piccole cose che ho imparato in queste case straniere e che mi vorrei portare a Ferrara, oltre alla hygge.

Le finestre sono progettate per aprirsi del tutto, ma anche per avere piccolissimi spiragli aperti che in pratica fanno passare l’aria, ma non l’acqua, dovesse mai piovere. Tutte le prese sono dotate di interruttori, così puoi staccare la singola presa. Il taglio dell’erba in giardino lo fanno quando per me pare appena rasata. Le tende oscuranti e gli scuri sono un optional, quando sorge il sole ti svegli.

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Copenaghen by bike

La sveglia è anticipata perché il mattino ha l’oro in bocca. Mentre raggiungiamo la stazione di Østerport con il nostro treno quotidiano, scopro che Odino è anche il Dio dei viaggiatori: inizia a piacermi.

Alla Stazione, mentre cerchiamo di ritrovarci rispetto al piano, Frenci e Richi usano le scale mobili a scendere e a salire dal binario come giostra.

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Svezia, toccata e fuga

Facciamo colazione al bar hygge della stazione e prendiamo il treno per Copenaghen. Poi prendiamo il cambio per Malmö, la città svedese collegata alla capitale danese dal ponte stradale e ferroviario di Øresund.

Attraversiamo il Baltico per circa 8 km, tra parchi fotovoltaici adiacenti ai binari e parchi eolici in mezzo al mare.

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Raffiche di vento da ovest

Durante la notte il vento da ovest non smette di ululare e anche quando ci svegliamo ci fa compagnia. Il ponfo sul collo, regalatomi dalla vespa di Tivoli due giorni fa, mi prude ancora. Però la giornata è limpida e soleggiata. Proprio quella giusta per perdersi a Copenaghen.

Alla stazione di Humlebæk il treno per Copenaghen è in ritardo di 10 minuti. Ale coglie l’occasione per prendersi un macchiati da asporto nel rifornito e hygge caffè ferroviario. I pargoli se la passano fra scorribande col monopattino al limite della segnaletica dei binari e le pozzanghere.

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Experimentarium

Giornata di pioggia e vento a Copenaghen.

Col nostro trenino quotidiano, farcito di paste al forno, stavolta senza culturisti come controllori, raggiungiamo il museo Experimentarium (con una breve, ma umida camminata dalla stazione di Hellerup), il centro scientifico più importante della Danimarca, che da oltre trent’anni divulga fisica, chimica, biologia e molte altre discipline, con un tocco di sostenibilità, facendo dimenticare tutte le memorie di noiose lezioni scolastiche.

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Copenaghen, finalmente

Dopo aver acquistato le paste al forno, nel supermarket vicino alla stazione, prendiamo il treno per Copenaghen. Tempo previsto di arrivo 43 minuti. Sembra un regionale, ferma quasi tutte le stazioni, ma ha la wifi. Ci mangiamo le paste tra una fermata e l’altra. Il controllore del treno sembra Lou Ferrigno.

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Ritorno al futuro danese

Abbiamo acquisito così tanta esperienza ormai che lasciamo un luogo in meno di un’ora dalla sveglia, senza stress. I nostri movimenti sono calibrati come gli ingranaggi di un orologio svizzero. Ognuno ha i suoi compiti. Frenci pensa al suo zaino e raccoglie le sue cianfrusaglie, Ricciola organizza le valigie, io recupero il mezzo e riempio i bauli, dietro e sopra, Richi guida mentre la macchina è ferma.

Salutiamo con grande affetto H. C. Andersens Gade e la fantastica casa di Kristina che ci ha fatto vivere la tranquillità danese per tre giorni, ma non Odense. Abbiamo abbastanza tempo per una buona colazione e per visitare qualche altra chicca.

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Grazie a tutti i treni…

Richi si sveglia verso le 8.00, percorre tutto il corridoio per arrivare in camera nostra, attraversa il bagno, si avvicina alla mia parte del letto, mi sveglia e mi fa “papà ho una caccola”, mostrandomi un cappero appena estratto e porgendomelo.

Se il buongiorno si vede dal mattino.

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Alla ricerca di Hans Christian Andersen

Il risveglio nella nostra tipica casa danese, nel cuore del quartiere residenziale di Odense, è a dir poco rinvigorente. Facciamo colazione in casa con grande calma e poi ci mettiamo a girare la città.

I pargoli sono girati male e la mattina si fa ostica.

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