Ferragosto on the road

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Alle 10.15 abbiamo già il motore acceso e iniziamo a macinare chilometri. Lasciamo Monreale e Palermo e prendiamo la strada per Messina: destinazione Matera.

Lungo la strada, sorridiamo ai nomi dati ai numerosi ponti che collegano le gallerie sulla A20, sopra le strette valli, come “Chiappe” e “Buzza”, mentre il mare, di un acceso turchese, si mette in mostra vanitoso alla nostra sinistra. La parte nord della Sicilia è meno brulla e secca di quella meridionale, le alture sono ricoperte da verdi alberi.

Alle 13.20 salpa il nostro traghetto dal porto di Messina, e salutiamo la bella isola che ci ha ospitato per più di una settimana, mentre pranziamo con un ultimo nostalgico arancino nel bar del ponte di mezzo.

Riprendiamo per la seconda volta ad Agosto la temibile Salerno – Reggio Calabria, ancora una volta vuota e senza intoppi, mentre ascoltiamo George Harrison, Black e John Lennon. Poi lasciamo i monti calabresi e ci infiliamo sulla SS534 puntando verso lo Ionio. La giornata è limpidissima, l’orizzonte una linea netta che separa acqua e aria.

Arriviamo a Matera alle 18.00 e prendiamo la stanza del B&B. Usciamo subito per vedere i Sassi prima del tramonto. L’impatto è notevole. La città è tutta scavata dentro la roccia bianca e sembra di un’altra epoca, di un altro luogo.

Ci facciamo un aperitivo al Vicolo Cieco e ceniamo ai Due Sassi, seguendo il consiglio dei titolari del B&B. La burrata è ottima e l’Aglianico picchia un pò, mentre dietro a noi partono i fuochi di Ferragosto.

Ci infiliamo di nuovo per le vie dei Sassi e ci perdiamo diverse volte, è un labirinto: decine di vie si arrampicano con scalinate, salite e discese, in cunicoli e piccole aperture, piazzette e belvedere, entrando e uscendo dalle case, illuminate da piccole luci. E’ difficile descriverla appieno, ma la sensazione è quella di immaginarsi all’interno di un presepio, di quelli che si vedono animati e illuminati nelle nostre chiese sotto Natale, di quelli che hanno l’acqua che scorre e muove il mulino, le botteghe con gli artigiani che lavorano e il muschio verde. Perdersi in questa città è una cosa da fare almeno un volta.

Prima di tornare al B&B passiamo a salutare ancora una volta il Vicolo Cieco.

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